Discriminazione territoriale, discriminazione all’italiana
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tantarobanews

Discriminazione territoriale, discriminazione all’italiana

Ott 13, 2013 Scritto da 

Come di certo saprete, la Corte di Giustizia Federale ha rinviato la sentenza d'appello sul ricorso del Milan, chiedendo un supplemento di indagine. Milan-Udinese di sabato 19 ottobre, quindi, si giocherà a porte aperte.

In attesa della sentenza, voglio ribadire qualche concetto già espresso durante la puntata di Tanta Roba News On Air dello scorso 10 ottobre.

Il razzismo è assolutamente da condannare ed è assurdo che nel 2013 ci siano ancora episodi di discriminazione. Ma in questo caso si tratta veramente di razzismo? Questa tipologia di cori e insulti ("Napoli colera", "Milano in fiamme") ci sono sempre stati nel calcio, ma ora improvvisamente si parla di discriminazione territoriale. Perché proprio ora? Forse si cerca di distogliere l'attenzione dai reali problemi che affliggono l'Italia? E comunque, certa gente come trova il coraggio di parlare di discriminazione quando in parlamento è presente una forza politica che fa della discriminazione territoriale il proprio cavallo di battaglia?

Non voglio assolutamente difendere a 360° gli ultras, non sono dei santi e non lo saranno mai. Ma etichettarli come il male assoluto del calcio mi sembra davvero ridicolo. Per "curare" questo sport, bisogna partire dalle fondamenta.

Parliamo di un calcio in cui l'ultima Confederations Cup non si è fermata nonostante i morti durante le manifestazioni del popolo brasiliano.

Vogliamo parlare della strage dell'Heysel? Finale che si è disputata lo stesso e giocatori che a fine partita hanno trovato anche il coraggio di festeggiare.

Calciatori che prendono miliardi solo per giocare a pallone e società che spendono miliardi per acquistarli.

Giornalisti che, per i propri interessi, non fanno le domande che dovrebbero fare, omettendo determinate cose e riportandone altre a piacimento.

Vogliamo parlare poi del Calcioscommesse o di Calciopoli? Ci sono dirigenti che hanno chiuso negli spogliatoi arbitri a fine gara e ora vengono anche ospitati come opinionisti nelle trasmissioni.

Questo è uno sport in cui gli sponsor hanno un ruolo fondamentale, potremmo parlare addirittura di "potere".

Calciatori che girano con macchinoni, che si permettono di tirare freccette contro i ragazzi della primavera, che incendiano appartamenti, ma che, nonostante ciò, sono osannati, pagati profumatamente e giocano anche in nazionale.

Parliamo di un calcio in cui ancora non si ricorre alla tecnologia. Che senso ha mettere un giudice di porta quando basterebbe inserire un chip nel pallone? Perché negli altri sport ci si aiuta con la moviola e nel calcio no?

Parliamo di un calcio in cui gli stadi sono vecchi, ai limiti della norma. Molti fino a qualche anno fa non avevano ancora le uscite di sicurezza.

Questo è un calcio in cui esiste il doping, in cui i controlli per tutelare la salute dei giocatori lasciano il tempo che trovano.

Parliamo di un calcio in cui ai bambini non viene detto di divertirsi prima di pensare a vincere, ma anzi vengono messi in competizione tra di loro.

Parliamo di un calcio, almeno in Italia, in cui ragazzi di 20 anni sono già vecchi. Negli altri paesi, come la Spagna ad esempio, a quell'età hanno già disputato numerose partite in Champions League, da noi, invece, ancora giocano nella Primavera e in molti casi la loro carriera si interrompe proprio lì.

Gli ultras non rappresentano di certo la parte più pulita del calcio, ma non sono nemmeno quella più sporca e, quando sbagliano, vengono puniti.

E' troppo facile scrivere articoli o fare trasmissioni contro i tifosi ed è ancora più facile dimenticarsi di tutti i reali problemi che affliggono questo sport.

C'è solo un modo per risanare realmente il calcio: bloccare tutto almeno per due anni e ripartire da zero.

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