Italia, dove l'ingiustizia è di casa
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tantarobanews

Italia, dove l'ingiustizia è di casa

Feb 25, 2014 Scritto da 

Nessuna squalifica del Giudice Sportivo, Gianpaolo Tosel, nei confronti dei sostenitori della Juventus, che, in occasione del derby contro il Torino di domenica scorsa, hanno esposto striscioni insultanti la memoria della tragedia di Superga.

Così recita il comunicato:

"Ammenda di € 25.000,00 : alla Soc. JUVENTUS per avere suoi sostenitori esposto due striscioni insultanti la memoria della tragedia di Superga".

Ora il Giudice Sportivo e tutti i ben pensanti del mondo calcio (e non solo) devono spiegarmi una cosa: per cori "contro" Napoli, vengono chiuse le curve, per questi striscioni VERGOGNOSI, invece, solo 25mila euro di multa. Questa sarebbe giustizia?

Che poi devo ancora capire perché non si possa dire "Napoli colera" e invece si possa dire tranquillamente "Milano in fiamme", "Roma ladrona", ecc. Ma vabbè, non voglio divagare ora.

Il messaggio che passa con questa "sentenza" è davvero assurdo e agghiacciante. Cori che ci sono sempre stati nel calcio e che non hanno proprio nulla di discriminatorio vengono puniti con interi settori chiusi e con ammende, che vanno dai 50mila agli 80mila euro. Striscioni con scritto "Quando volo, penso al Toro" oppure "Solo uno schianto" con tanto di disegnino che raffigura un aereo sbattere contro una montagna, invece, vengono puniti con solo 25mila euro di multa (ammenda addirittura inferiore a quella che viene inflitta per i cori).

La memoria della tragedia di Superga, che ha causato più di 30 vittime e ha distrutto più di 30 famiglie, può essere infangata tanto facilmente e senza conseguenze. Il pugno duro, invece, viene usato solo in determinate occasioni.

Sinceramente mi sfugge il senso di tutto questo. Com'è possibile una cosa del genere?

Che poi il problema non sono solo i tifosi della Juventus e non riguarda solo loro. Se pensiamo all'Heysel, a Vincenzo Paparelli, all'Olocausto. Questo è un problema che riguarda tutta l'Italia, da nord a sud. La verità è che manca la CULTURA.

Bisogna rispettare la vita e, ancora di più, la morte.

Chi non rispetta i morti, non merita di vivere. Almeno, io la penso così.

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