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Calcio

Un campionato vintage

L'alone di nostalgia che aleggia viene a pesare meno sulle nostre vite, quando c'è un elemento che in qualche modo ci riconduce a qualcosa del passato che ci ha fatto star bene o che ricordiamo con maggior positività. Tendiamo, per questo, a cercare di rivisitare eventi del passato, spesso anche per provare a capire il presente in cui viviamo.

A volte invece sono gli eventi stessi ad incastonarsi nella casella della similitudine, vicino a qualcosa di già visto, ma in nuove vesti, come una sorta di aggiornamento. Il Napoli di Sarri ha puntato subito a paragoni alti. Vincendo il titolo di Campione d'inverno, ha innescato nella testa dei tifosi partenopei la miccia che fa esplodere i sogni risalenti a 25 anni fa.

Proprio perché il Napoli, come allora, si trova in testa alla classifica della serie A e, come allora, c'è un argentino a guidare le speranze dei colori azzurri, i paragoni ad alti livelli sono assolutamente giustificati. Una corsa a tappe che ha un sapore già assaporato e che stimola le nostre papille gustative, con tante squadre a contendersi quello scudetto da cucire sul petto. Anche la Fiorentina che, come allora, era presente nella lotta al vertice o l'Inter e la Juve che inseguivano. Di questo effetto dèjà vu , all'appello manca solo il Milan, molto cambiato e quasi irriconoscibile da quello splendore che possedeva all'epoca. Un campionato, quindi, che possiamo definire "vintage" come un oggetto che prende valore invecchiando e che risale a più di 20 anni fa.

Con questa scusa, l'alone di nostalgia momentaneamente scompare, lascia spazio al divertimento, ai sogni e al campo.

The Foxes, una sorpresa da favola

Pensare che tutto sia scontato nel calcio è uno sbaglio che può commettere l'individuo inesperto. I soldi molto spesso buttano fumo negli occhi delle società gloriose, le stagioni sfuggono dalle loro mani, facendo subentrare una serie di problemi. A volte è come tentare la fortuna su una roulette che gira, il successo tenderà a cambiare, non fermandosi sempre nello stesso punto.

Nel giro fortunato si è ritrovato il Leicester City allenato da Claudio Ranieri. I " Foxes" guidano la Premier degli sceicchi del City, quelli di Manchester, o i blues di Londra, proprio come una bella favola. Nel calcio come nella vita però, non esiste la conferma del lieto fine, le situazioni cambiano velocemente e con alcuni risultati utili consecutivi tutto può cambiare. Rimane comunque molto bello poter avere l'ideologia di una stagione come questa, che tutto questo possa ancora accadere, nonostante le potenze economiche che hanno modificato il calcio.

Il tempo e il campo ci daranno i verdetti, ma sotto l'albero di Natale esistono ancora sogni inarrivabili ed è un grande auspicio per tutti. Le volpi inglesi potrebbero passare l'inverno da campioni.

Sotto l'albero loro, forse, non potevano chiedere davvero di meglio.

(Ritorno al futuro) calcisticamente operazione nostalgia

Il viaggio nel tempo è stato un pretesto che ha affascinato sempre tutti, potrebbe servire per cogliere i significati di molti eventi che non conosciamo o vedere determinati personaggi e situazioni di cui abbiamo ascoltato il solo racconto.

In realtà, il pretesto lo usiamo anche noi in questo giorno storico, tuffandoci tra i protagonisti del film "Ritorno al futuro" che dal 1985 si proiettano attraverso una macchina del tempo nel 21 ottobre 2015. Oltre che a cacciarsi nei guai, lì percepiranno i cambiamenti del mondo e lo sviluppo delle loro vite esattamente 30 anni dopo.

Se noi malati cronici del gioco più popolare del globo potessimo percorrere il viaggio nel passato per guardare con i nostri occhi i campioni di 30 anni fa, dove ricadrebbe la nostra attenzione?

Si tratta di fantascienza è vero, però a noi il piacere di poter viaggiare con la nostra testa e nei nostri pensieri non ce lo toglie nessuno. Sicuramente noteremmo subito una differenza già dovuta alle maglie. Non compaiono i nomi sulle spalle dei calciatori, introdotti per incrementare la commercializzazione e la spettacolarità di esse anni più tardi, oppure si potrebbero notare i pantaloncini visibilmente più corti di quelli attuali.

Nel nostro campionato le squadre partecipanti erano 16 e non ancora 20. Quella stagione (1985-86) viene vinta dalla Juventus di Platini e Gaetano Scirea, due tra i tanti simboli di quella squadra che ancora oggi vengono ricordati per l'enorme capacità tecnica e per la personalità.

Proprio i bianconeri avevano ceduto Paolo Rossi, l'eroe del mondiale vinto in Spagna dalla nostra nazionale 3 anni prima. A beneficiarne era il Milan, che stava attraversando un periodo particolare, con Silvio Berlusconi pronto a subentrare circa un anno più tardi e aprire un'epoca di trionfi in Europa e in Italia, cambiando totalmente il gioco, con una delle squadre più forti della storia del calcio, quella allenata da Sacchi.

Il Napoli arrivò terzo, erano gli anni di Giordano e Maradona, si, proprio quel numero 10 che successivamente partì per il Messico con la maglia dell'argentina e si prese il mondo.

Alla Roma andò la Coppa Italia e il secondo posto in classifica con Ancelotti, Pruzzo e Boniek. La Lazio si trovava in serie B, mentre l'Inter era capitanata da Altobelli, che in attacco faceva coppia con Rummenigge.

Abbiamo citato solo qualcosa di quello che si poteva raccontare della nostra serie A nel 1985 e, senza andare oltre, possiamo avere dei brividi di nostalgia o curiosità per chi quei tempi li ha vissuti o semplicemente immaginati. Non sappiamo e non possiamo effettivamente attestare se questo calcio passato sia migliore di quello attuale, ogni epoca possiede la sua storia e i suoi campioni, che vanno ricordati e lasciati li. Non possediamo macchine per andare avanti o tornare indietro con gli anni, possiamo solo sperare che quelli a venire siano splendenti, proprio come quelli passati.

Lui non ricorderà la storia, ma la storia non si dimenticherà di lui

Incredibilmente anche le leggende sembrano essere umane, a volte il loro destino non è cristallino e stellare come avrebbero immaginato, ci sono elementi che non si possono prevedere, ci sono goal che non possono essere segnati, nemmeno se ti chiami Gerd Müller.

Il Bayern Monaco annuncia che il miglior marcatore della storia della Bundesliga e della società allenata da Guardiola con 365 reti ha il morbo di Alzheimer. Tra circa un mese compirà 70 anni, Müller è ricoverato in un'apposita clinica e fino ad ora è stato il Bayern a prendersi cura di lui, dopo che Gerd a suon di goal aveva reso così prestigioso e glorioso il club Bavarese.

3 Coppe dei Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa Intercontinentale, il pallone d'oro nel 1970 e tutti i titoli nazionali, sono destinati ad essere dimenticati dal protagonista di una carriera leggendaria. Il calcio e la vita a volte riservano anche questo.

Sicuramente un epilogo crudele che non può comunque cancellare la storia. I numeri di uno dei più grandi bomber di tutti i tempi vengono tutt'ora inseguiti e omaggiati da chi di pallone si è nutrito o almeno appassionato.

Lui non ricorderà più le sue gesta e la storia che ha scritto, ma la storia che ha segnato non potrà mai dimenticarsi di lui.

Un mercato esagerato

Un mercato esagerato

Set 14, 2015 Scritto da

L'estate è padrona di affari di mercato, il campo lascia la scena principale per alcuni mesi, storia che ormai si ripete nel tempo. La sessione appena conclusa possiamo considerarla "esagerata" sotto tanti punti di vista.

Siamo abituati alle vagonate di banconote che alcuni club del mondo decidono di spostare con molta frequenza, per acquistare il cartellino di un calciatore di un'altra società. Per dirla tutta, conosciamo bene i nomi dei club in questione che sono padroni finanziari del calciomercato. Questa volta si è notato, però, lo sbalzo di quotazioni stabilite in generale dalle squadre, senza tenere conto del relativo vero valore tecnico del giocatore messo in vendita e pronto a partire. Questo fenomeno ha contagiato anche il campionato di serie A , dove sono state spese cifre molto importanti come non si faceva da tempo, rappresentando in parte anche un bene per il nostro calcio, che potrebbe tornare protagonista.

Potremmo fare molti esempi: passando per il Milan che ha speso più di 90 milioni di euro, gestendo a tratti anche male le trattative, pagando oltre il valore di alcuni calciatori. La stessa Juventus ha però investito molto anche sui giovani senza badare a spese, o l'Inter che ha tenuto lo stesso atteggiamento delle due società nominate prima, tornando prepotentemente sul mercato e cambiando tantissimi tasselli.

I veri esagerati continuano ad essere gli sceicchi, pagando pseudo top player a cifre da capogiro, superando anche le grandi spese del passato senza nessun criterio minimo.

Altra discussione ha riguardato lo spostamento delle "bandiere", che hanno vestito per tantissimi anni la stessa maglia e ora si ritrovano in club diversi. In più ci sono quei calciatori che decidono di giocare per i dollari americani, in campionati che stanno cercando di alzare il tasso tecnico, ma che ancora non possono paragonarsi minimamente a quelli Europei.

L'esagerazione prodotta deve tornare indietro, deve fruttare. Speriamo quindi che tutto questo dia vita a grandissime stagioni, magari a stagioni esagerate.

Il cuore non conosce fallimento

Il calcio è pieno di aspetti e di punti di vista che lo rendono poco semplice, a volte racchiude motivi e figure per le quali viene voglia di rinnegare la personale passione sportiva di ognuno di noi. I club si comportano da aziende e, negli occhi di chi osserva da fuori, non trapela il minimo sentimento, specialmente quando le cose vanno male.

In questa stagione, la storia del Parma è arrivata un po' a tutti gli appassionati, che hanno giudicato la vicenda in maniera differente. Non faremo accenni a pseudo presidenti e dirigenti che hanno ridotto o meno il Parma calcio in ginocchio, costringendolo a ricominciare dai dilettanti, ma metteremo in evidenza chi a questa squadra ha dato tutto.

Potrebbe essere giusto fare riferimento ai tesserati, che fino alla fine hanno onorato la società, ma tutti loro forse vengono compresi e racchiusi nella figura dell'allenatore: Roberto Donadoni. La vittoria vera è quella di non aver abbandonato la nave mentre stava affondando e aver continuato a migliorare e onorare il lavoro tecnico fino alla fine.

Gli eroi veri, però, sono coloro di cui non sapremo mai il nome, quelli che nel centro sportivo hanno continuato a svolgere il proprio compito senza percepire lo stipendio, per portare avanti con fatica la famiglia. Quelli che non hanno una maglia da indossare la domenica, ma che hanno i colori della squadra idealmente cuciti addosso. Sono loro che fanno ricordare i veri principi del calcio. Il cuore non conosce fallimento, non riconosce tutto ciò che non abbia valori e sentimenti. Chi li possiede può comprendere a pieno tutto quello che gli "altri" non riusciranno mai a capire.

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