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Calcio

Il cibo del web è l'ironia del calcio

Schernire l'avversario può essere sinonimo di brutta eleganza, gesto che provoca irritazione nei confronti di chiunque, nel calcio esiste da sempre, ma chiaramente piace a tutti quando è sano e senza offesa vera e propria.

Con l'arrivo dei social il vangelo si divulga molto più velocemente e si può chiaramente essere in contatto con eventi di tutto il mondo in qualunque momento, ormai lo sappiamo bene tutti. Con lo svilupparsi di queste situazioni e aggiornandosi continuamente, il web diventa sempre di più il mezzo primario di condivisione di tutto quello che ci piace e quello che non ci va giù.

Nel calcio il fenomeno del momento è prendere in giro calciatori che compiono azioni goffe, inusuali che vengono considerate ridicole per poi essere modificate a piacimento, come accaduto molte volte già in questa stagione. L'ultima in ordine cronologico l'ha fatta Chiellini, che, nei quarti di finale di Champions contro il Monaco, scivola e, per non lasciare l'avversario correre verso la porta palla al piede, aggancia il pallone con una mano, tuffandosi come un portiere. Il web ci scherza sopra e modifica quel gesto in tante vignette simpatiche, proiettando il povero difensore Juventino in diverse situazioni surreali.

La stessa sorte era stata riservata a David Luiz, difensore del PSG, contro il Barcellona. Il brasiliano subisce una serie di tunnel fatali da parte di Luis Suarez, che il web non gli perdonerà. Oppure la brutta reazione di Mexes contro Mauri in Lazio-Milan, che, oltre a costargli 4 giornate di squalifica, lo porta a subire l'ironia della rete, che adatta il suo sconsiderato gesto in altri ambiti, come ad esempio il wrestling, creando anche in questo caso delle vignette divertenti.

Ogni scusa è buona per cadere nella trappola ed essere divorati da internet, state attenti, i prossimi potreste essere voi..

L'ultimo desiderio del calcio

Alcune circostanze ci portano a percepire determinati eventi in maniera più sentita. Personalmente negli ultimi giorni mi ha toccato molto la storia di Lorenzo Schoonbaert, tifoso del Club Brugge da una vita, quella stessa vita che ha deciso di spezzare, perché Lorre come lo chiamavano gli amici, era un malato terminale. In Belgio la legge prevede l'eutanasia e lui ha deciso di farla finita dopo aver effettuato 37 operazioni negli ultimi 20 anni.

Prima di procedere con l'iniezione letale, però, ha voluto esprimere il suo ultimo desiderio, cioè andare allo stadio per veder giocare la sua squadra del cuore per l'ultima volta. Ad accompagnare l'uomo di 41 anni c'era la figlia di 7, a cui è stata data la gioia di dare il calcio d'inizio. L'episodio ha commosso il cuore del mondo intero, dando un segnale forte a quelli che il mondo del pallone lo hanno allontanato o maltrattato. Esiste ancora un senso di appartenenza pura nello sport, esiste ancora il valore delle cose e questa storia ci dona questa grande verità. Non dobbiamo avere paura di emozionarci per tutto quello che nella nostra vita vale, qualunque cosa, anche una partita di calcio, non dobbiamo privarci di questo.

Il Brugge quella partita l'ha vinta 3-0 e ha rafforzato il primato in classifica.

"Il mio ultimo desiderio è diventato realtà: sono incredibilmente felice. Quello di oggi sarà un favoloso ricordo che accompagnerà mia figlia tutta la vita. Ora festeggerò dal paradiso." Lorenzo ha commentato così prima di lasciarci. La società ha pubblicato la foto che ritraeva la figlia di Lorre che dava il calcio d'inizio alla partita con lo slogan più significativo del calcio:

"You'll never walk alone" non sarai mai solo, Lorenzo.

Quei vandali non erano olandesi e non erano tifosi di calcio

La filosofia calcistica olandese ha origini antiche, risultando una delle migliori che questo gioco abbia mai conosciuto. Nonostante l'assenza di stelle sulla maglia dei tulipani neri, la storia mondiale è stata caratterizzata molto anche da loro.

Si rimane incantati ancora oggi nel rivedere le gesta e la tecnica di Johan Cruijff, come non citare il magico trio Van Basten, Gullit e Rijkaard o i più contemporanei Van Nistelrooij e Robben, tra l'altro quest'ultimo grande protagonista con la sua nazionale negli ultimi mondiali. Uno stile che viene ancora oggi insegnato da una grande scuola come quella dell'Ajax, per impostazione nella crescita dei giovani e nella loro valorizzazione.

Eppure, nel vedere Roma sfregiata e maltrattata da tifosi che dovrebbero rappresentare questa cultura, viene il voltastomaco. Non possiamo attribuire questo scempio agli olandesi, perché questi personaggi non possono essere associati ad una categoria che non gli appartiene, quella dei tifosi.

La cosa più incredibile è il passo indietro beffardo che ogni volta si compie, costringendoci a vedere queste scene che dovrebbero essere superate con gli anni, con la maturità che il calcio ha stabilito e con le regole imposte in tutta Europa.

Questi qua non erano olandesi, non erano tifosi di calcio e non hanno il diritto di esserlo.

L'ermetismo dei campioni confonde gli occhi del mondo

Agli occhi del mondo, l'uomo di successo è sempre invidiato, incompreso per le scelte e odiato, se le sue decisioni non rispecchiano il parere degli altri. Un alto involucro d'acciaio con lo sguardo di ghiaccio, osservato dal mondo esterno, si pone a tutti per quello che appare. Privo di un cuore che renda sensibili i suoi gesti, accecato dalla sua superiorità e forza che continua a limitargli la vista.

Per descrizione e definizione, nel mondo del pallone si addice a Zlatan Ibrahomovic, convinto di essere il più forte di qualunque avversario e, indipendentemente da quale maglia lui stia indossando, etichettato come mercenario, antipatico ai difensori e a volte anche ai suoi stessi compagni.

Eppure, quando ha ritirato il pallone d'oro Svedese, ha commosso tutti con il suo discorso legato al fratello, morto da poco molto giovane, al quale Ibra dedica quel trofeo. Ancora più inspiegabile sembrava, anche per me, comprendere la sua esultanza nell'ultima gara del suo PSG, perdendo tempo a togliersi la maglietta per sfoggiare i suoi tatoo che gli percorrono totalmente il corpo. Chissà quanti come me avranno pensato: " Ecco qua, il solito spavaldo!" ma questa volta ci sbagliavamo. In collaborazione con la campagna: "Word Food Programme" l'ex attaccante del Milan ha inciso sulla sua pelle il nome di 50 delle oltre 800 milioni di vittime della fame nel mondo.

Forse guardare da dietro uno schermo o dagli spalti di uno stadio è una componente troppo riduttiva per giudicare un uomo. Le nostre origini vengono memorizzate indelebili nella nostra mente da chi non ti aspetti possano arrivare degli esempi. Anche questa azione viene vista da più punti di vista e c'è sempre chi deve criticare a prescindere. Nel mondo di chi sembra non avere sangue per percepire l'esistenza della sofferenza, possiamo trovare un cuore che batte come il nostro, a dimostrazione del fatto che i pregiudizi continuano a masticare le nostre vite, ma l'umiltà riesce a fiorire lo stesso.

Per punizione calcerà Juninho

La musa del bel calcio e della tecnica a colpi di samba, una volta, ispirava gli uomini brasiliani più di qualsiasi altro tipo di essere umano. Il calcio è un'applicazione di tecniche che non hanno una vera e propria regola, può avere diversi modi e forme, specialmente quando parliamo, poi, di calci piazzati.

La preparazione ad un calcio di punizione può avere diverse interpretazioni, diverse origini che prendono le movenze di chi va a calciare, inventando delle traiettorie aeree davvero incredibili.

Un genio di traiettorie e movenze della sfera ai limiti della fisica è stato sicuramente Juninho Pernambucano. Oggi compie 40 anni e in Europa ci ha deliziato con i suoi colpi, vestendo la maglia del Lione in Francia. Non un semplice caso il calo del club Francese dopo il suo addio, ma il suo ricordo nei campi è dovuto agli imprevedibili calci di punizione. Il brasiliano era il veterano "dell'ascensore" o della "maledetta", termini che in gergo calcistico ricordavano e intendevano il suo modo di calciare, emulato successivamente da altri grandi colpitori, in Italia: Andrea Pirlo.

Ma come non ricordare la rincorsa a piccoli passi di Roberto Carlos o chi come Henry a volte la rincorsa per calciare neanche la prendeva. La rotazione del braccio sinistro sincronizzata al corpo di Beckham, la posizione obliqua che prendeva Ronaldinho o le gambe divaricate di Cristiano Ronaldo. Sono tutti metodi diversi, ma che hanno reso fantastico questo sport.

Lezioni di fisica potrebbero evidenziare i limiti che può avere il movimento di una sfera,

lezioni di calcio potrebbero dimostrare che non è proprio così.

Quando Eric scosse la Gran Bretagna

Quando prendono forma personaggi dalla incomparabile personalità e sregolatezza continua, il calcio è sempre pronto ad accoglierli.

L'Inghilterra è maturata in maniera drastica nel modo di interpretare il calcio, la cultura che li contraddistingue fa di loro i veri fondatori dello sport più amato. La piaga Hooligan che la Gran Bretagna ha dovuto affrontare ha cambiato per sempre la storia, il modello inglese è stato modificato e la loro filosofia successiva è diventata l'esempio da seguire.

Nonostante tutto, ci sono altri episodi che macchiano il lato britannico ed uno tra tutti è il colpo di Kung- fu di Eric Cantona, riservato ad un tifoso del Crystal Palace. Sono passati esattamente vent'anni da quel gesto che destò grandissimo scalpore e clamore in un contesto ancora scosso dai problemi avuti in quegli anni.

Il giocatore che militava nel Manchester UTD è una leggenda del calcio, per comportamento e carattere veniva indicato in qualche modo come l'erede di Best e al dire il vero i due si scambiavano complimenti a distanza, prima della morte del quinto Beatles. In più, entrambi hanno vestito la mitica maglia numero sette che per il club rappresenta tantissimo. Ma nel curriculum di Cantona c'è questo asterisco che porta la condanna di nove mesi lontano dai campi, squalifica record nella storia della Premier. I media presero come avvoltoi l'evento, per scaraventarlo tutto sul calciatore Francese.

Passa alla storia anche la frase che pronuncerà nella conferenza stampa: "Quando i gabbiani seguono il peschereccio, è perché pensano che verranno gettate in mare le sardine".

Per i tifosi dei Red Devils rimane "The King". Se per strada ne incontrate qualcuno, ve lo dirà tranquillamente, pur essendo passati tanti anni, pur essendosi poi dato alla politica, pur avendo fatto anche del cinema. Il numero sette, i goal e le sue giocate rimangono impresse negli occhi di tutti coloro che hanno seguito le sue gesta negli anni novanta.

Al di là del gesto che macchia, ma che non può cancellare tutto il resto.

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