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tantarobanews

Calcio

Un tempo per buttare via

Forse il vero senso della vita è riuscire ad ottenere ciò che si desidera, cercando di tenerselo stretto con tutte le forze, perché a quanto pare basta poco per buttarlo via e perderlo per sempre.

Quando si parla di un campione, dobbiamo sapere che dietro c'è sempre un grande personaggio con delle sfumature di vita incredibili, George Best ne aveva e tante. Gli aneddoti che ha lasciato il pallone d'oro del 1968 a tutti gli amanti dello sport sono tantissimi, ma esiste un suo pensiero più profondo, legato alla sua vita che fa riflettere. Il legame con la bella vita e l'alcol sono stati elementi fatali e decisivi per la sua morte, proprio il 25 novembre del 2005, con la sua stessa consapevolezza che forse quella vita, in qualche modo, lo avrebbe portato alla sua fine. Ma Best era soprattutto questo, doveva essere il migliore sul campo e al bar quello che beveva di più come amava dire lui, non puoi liberarti del tuo destino e prima o poi lo subisci sempre.

George percepisce che la vita è fatta di periodi, di tempi che ognuno di noi classifica come meglio crede o dove la casualità lo porta. Può essere un' altalena di momenti che ha varie disposizioni, dove si può conquistare tutto e lo si può perdere in fretta come ha fatto lui.

L'aneddoto più profondo ci lascia pensare alla sua triste fine, guardando con il riflesso alla nostra vita e dandoci, comunque sia, un esempio, provato sulla propria pelle ed è il consiglio implicito del campione.

Forse è stato il più forte di tutti i tempi, per il resto della gente semplicemente George Best.

Ricordando un muro che li divideva. Oggi sono tutti campioni del Mondo

Il pallone rotola a ritmo della storia che lo pervade, a ritmo dello scopo per il quale è costruito, attratto dalla passione della gente, rendendolo meno o più gonfio.

Il calcio non è riuscito a schiacciare l'odio

Uno dei principi fondamentali, che soprattutto negli ultimi anni la UEFA sta cercando di diffondere, è quello legato al rispetto per gli avversari. L'orrenda pagina mostrata a Belgrado tra Serbia e Albania ha seppellito profondamente il valore dello sport.

L'istinto nazionalista ha preso il sopravvento su tutto. Ancora ai giorni nostri ed ancora in quest'epoca, il mondo ritorna a mostrare questa maschera brutta che il calcio non riesce a superare, almeno in questo caso non c'è riuscito. Il rancore scavalca l'agonismo che a sua volta viene utilizzato come pretesto per far scoppiare episodi di questo tipo. Questo maledetto odio continua ad alimentarsi, queste maledette guerre continuano a prendere forma e i valori delle persone continuano ad essere maledettamente stracciati.

La via d'uscita non è facile da percorrere, servono regole ferree che vanno rispettate, c'è un sistema Europeo da riformare, che deve funzionare anche per i paesi che non fanno parte della comunità, ma che comunque prendono parte alle competizioni principali.

È una battaglia che si deve vincere, per non mostrare più queste pagine sporche di presunzione. È una battaglia che si deve vincere per dimostrare che siamo cambiati per il nostro bene.

Tra malafede e tecnologia

"Gli Italiani perdono le partite di calcio come fossero guerre e perdono le guerre come fossero partite di calcio." (Winston Churchill)

Il calcio muta e si evolve con il passare degli anni, ma se c'è una cosa che rimane sempre tale è lo stereotipo di polemica che puntualmente poi ascoltiamo nei discorsi di chi segue questo sport.

Il rimedio alle pecche arbitrali è stato sempre individuato nella moviola e nella tecnologia, che potrebbero fare più chiarezza in determinati episodi, mettendo luce su azioni dubbie sulle quali molte volte non ci si trova d'accordo a causa delle decisioni del direttore di gara.

Mi chiedo però se davvero il mezzo meccanico metterebbe fine sul serio a tutte le lamentele che si alimentano nei weekend, se la sfiducia accumulata nelle stagioni possa placarsi con un intervento di questo tipo, e onestamente continuo a non esserne convinto. Se siamo un paese in cui si ha voglia di sindacare su tutto, continueremo a farlo, se non ci sono convinzioni riguardo al sistema, continueranno a non esserci.

L'arbitro va aiutato, ma andrebbe fatto attraverso una preparazione alla gara con meno enfasi, un post gara più tranquillo e poco simile ad un tiro al bersaglio. Meno pressione a livello mediatico tramite stampa e tv e una scelta nelle designazioni più attenta ed elaborata, in base alla partita da disputare.

Le sentenze da tribunale hanno superato le idee generiche sul nostro calcio, hanno modificato l'ottica di intendere una gara calcistica e ci trascineremo dietro la ferita ancora per molto. Dobbiamo ritrovare la nostra credibilità e l'esempio da seguire deve arrivare dall'alto, da chi gestisce e controlla,

solo così riavremo indietro il nostro calcio.

Un abbraccio che vale molto

In genere sono gli inglesi a darci delle lezioni, tra l'altro nel weekend l'applauso dei tifosi del Chelsea destinati a Frank Lampard, che vestiva la maglia degli avversari del Manchester City dopo una vita passata in Blues, sono un valore da imitare e tramandare.

La corsa verso la tribuna, scavalcare e correre in mezzo al pubblico per trovare lo sguardo della nonna ed abbracciarla dopo un goal, è una bella lezione di sport.

Nel gesto di Alessandro Florenzi c'è tutto, il senso di ribellione sana nei confronti delle regole per dedicare qualcosa a chi si vuole bene, infischiandosene delle multe, dei cartellini gialli o altro. C'è l'abbraccio verso una nonna, non un'esultanza vuota o magari soltanto appariscente per farsi notare, c'è un una voglia semplice e genuina di chi, nonostante gli anni e nonostante il mondo in cui viviamo oggi, dimostra che a volte dobbiamo ricordarci delle piccole cose che bastano per rendere grande quello che già ci sembra grande.

Non serve molto per emozionarci, gli eventi umili ci spingono più di altro a commuoverci e dobbiamo continuare a farlo. Molto spesso ne abbiamo bisogno in questo calcio che ha perso l'attaccamento alla maglia e l'amore per i propri colori, curare una malattia stupida che imprigiona con i soldi o con cattiveria il meccanismo a cui siamo più affezionati , come il calcio.

Cerchiamo di far ricordare ai bambini, che guardano i loro idoli, gesti come quello di Florenzi. Sono questi che rendono importanti le persone, non i coltelli e gli insulti incivili.

Lunga vita al calcio.

Perché noi amiamo il calcio

Metodo di paragone e idee di confronto in continuo parallelismo tra la vita di tutti giorni, della quotidianità con i suoi risvolti diversi nel percorso di ognuno di noi che può tranquillamente rispecchiarsi nel mondo del pallone.

Abbiamo avuto i mondiali quest'anno, eppure per noi malati cronici di questo sport, la piccola astinenza di calcio che abbiamo avuto c'ha causato sofferenza. L'inizio dei campionati più importanti a livello Europeo è stato un toccasana per tutti noi, che siamo potuti tornare a respirare il sapore del nostro adorato pallone.

I nostri occhi continuano incessantemente a guardarsi intorno e, qualsiasi cosa loro incontrino, c'è sempre uno sguardo di paragone con lo sport. Forse perché per noi è metafora della vita, se ci pensiamo bene il calcio è vita e la vita è calcio. Quando abbiamo bisogno di spiegazioni e abbiamo la necessità di codificare alcuni passaggi della nostra esistenza, chiamiamo in causa il mondo che lo accomuna. Dentro la sfera rotonda c'è: amicizia, vittoria, sconfitta, timori, paure, speranze e gioie da condividere in modo collettivo oppure sfide da dover affrontare in prima persona. Non c'è cosa che ci rende più liberi del calcio, perché per almeno 90 minuti siamo in grado di far sparire temporaneamente i problemi che si hanno intorno, le preoccupazioni che ognuno possiede e si porta sopra le spalle.

Il football è una questione di centimetri, un po' come la vita. Mezzo passo fatto in anticipo o in ritardo può esserti fatale, come tentava di spiegare ai suoi uomini Al Pacino nel film "Ogni maledetta domenica", accomunando anche lui la vita allo sport.

Siamo di nuovo tutti pronti a seguire una nuova stagione che sarà ricca di qualunque cosa ognuno di noi continuerà a cercare, perché ci sazia e ci riempie anche quando si hanno mille motivi per essere vuoti.

Non togliermi il pallone e non ti disturbo più.

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