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Calcio

Soldi e figurine

Soldi e figurine

Lug 24, 2014 Scritto da

Non è più consuetudine generica per i bambini scambiare e giocare con carte e figurine, o perlomeno non lo è più come un tempo. La parte divertente a volte era cercare di possedere pezzi più pregiati della collezione o ritenuti più forti per tutti.

Dove non si poteva arrivare, perché il prezzo da pagare era più alto, si aggiungevano altre figurine o doppioni per poter rilanciare e riuscire ad ottenere il pezzo raro. Quando però la logica finisce e non giocano più i bambini, iniziano i soldi.

Il calcio mondiale ha subito un forte mutamento da un po' di anni, quello Europeo è stato invaso e conquistato dagli sceicchi, che hanno fatto girare le banconote verdi come non si era mai visto da questa parte del mondo. In più ci sono le due potenze spagnole, Barca e Real, che sembrano essere un pozzo senza fine, con le agevolazioni riguardo il tesseramento dei calciatori ed una facilitata tassazione fiscale, per non parlare di un enorme fatturato annuale che i club Italiani si sognano.

Così i progetti tecnici o ritenuti tali vanno a monte, non si opera più in base alle proprie esigenze tattiche, ma si compra e si spende senza logica e ritegno. La gestione Pèrez al Real Madrid ha mostrato più volte questo tipo di politica spietata e astratta del calciomercato, che nonostante tutto solo quest'anno ha portato i frutti sperati con la decima Coppa dei Campioni.

L'ultimo di una grande lista ad arrivare a vestire la camiseta blanca è James Rodrìguez, ormai ex attaccante del Monaco, pagato all'incirca 80 milioni di Euro, diventando uno degli acquisti più pagati della storia dei Blancos. Altra figurina che si aggiunge all'album degli attaccanti, altro pezzo raro sfornato da qualche prestazione positiva nei Mondiali disputati in Brasile.

Costruire una piramide di calciatori dal nome blasonato fortunatamente non sempre vuol dire vincere nelle varie competizioni. I soldi non sempre sovrastano le capacità tecniche e tattiche di tutte le squadre e ci sono club che riescono ad impostare una squadra attraverso la crescita del proprio settore giovanile e delle proprie potenzialità, l'esempio attuale più concreto si chiama Atletico Madrid.

I soldi in qualche modo hanno comprato il calcio, speriamo però che un pallone che rotola libero su un prato verde riesca comunque a schiacciare tutto.

Anche la potenza dei soldi.

Un Maracanazo ancora più grande

Le lacrime, il lutto, il colore delle casacche cambiato era tutto sinonimo di Maracanazo, la grande sconfitta del 1950. Questa volta l'Uruguay non c'entra, perché la storia a volte si diverte troppo a scherzare con chi ha già subito e ritorna prepotente e peggio del passato.

Questa semifinale rimarrà nella storia, ne parleremo ancora tra 50 anni, perché il Brasile esce umiliato per 7-1 contro la Germania, la sconfitta più grande della storia verdeoro, anche più grande di quella subita ancora per mano dell'Uruguay per 6-0 nel 1920.

Ci sono alcuni incubi da cui è difficile svegliarsi e uscire, non tutti si possono superare e tramutare in sogni. Altri fantasmi tormenteranno la terra brasiliana, che non dimenticherà mai più questo altro grandissimo dramma calcistico, ancora più grande del precedente.

Klose sorpassa Ronaldo nella classifica marcatori dei Mondiali, arrivano 5 goal in un solo tempo ed è subito un giallo, che mischiato al verde delle magliette brasiliane si scioglie tra le lacrime più amare di sempre, altro che Maracanazo, altro che perdere la coppa del Mondo. Al peggio non c'è mai fine, chissà cosa avrà pensato Ghiggia quando si è rivisto davanti una tragedia brasiliana, questa volta non causata da lui.

"Ho visto un popolo sconfitto, ma più che sconfitto senza speranza" (Maracanazo 1950)

Senza più né santi né eroi

Quando la guerra finisce, si contano i superstiti e ciò che rimane della battaglia, si cercano le conseguenze e si punta il dito su chi doveva fare di più o semplicemente sui colpevoli. Non c'è però qualcuno in grado di dire chi è davvero colpevole, perché non esiste un regolamento o un criterio che lo indichi.

Accuse e mancanza di responsabilità, quando invece andare a giocare un mondiale e perderlo le responsabilità si prendono eccome. Allora continuiamo a cercare il capro espiatorio o chi doveva essere l'eroe della patria, perché possiamo continuare a cercare e nessuno risponde, fino a quando non si è pronti a salire sul carro del vincitore per omaggiarlo.

Mancanza di valori e capacità sembrano essere le risposte più logiche. Non ci sono più i vari Del Piero, Totti e Maldini e non ci sono più neanche nelle dirigenze, nella gestione più globale di un mezzo calcistico che ha perso il suo significato.

Ripartire allora da questi uomini, da chi conosce il significato del calcio italiano e gli ha saputo dare valore. Questi capitani devono continuare a dettare le linee guida dato che nessuno riesce a farlo. Puntiamo su chi abbiamo amato e venerato come Baggio. Io ci spero ancora.

"Generazione di sconvolti che non ha più santi né eroi, siamo solo noi."

Italia-Uruguay, le pagelle degli azzurri

Buffon 7: salva tutto il possibile e anche l'impossibile. Incolpevole sul goal scaturito da calcio d'angolo. Tiene vivi gli azzurri come può, ma questa volta i suoi interventi non bastano a farci rimanere a galla.

Bonucci 5,5: esordio mondiale per lui. Non è un leader, ma nella difesa juventina composta da tre uomini riesce a mimetizzarsi. Da centrale limita quanto più possibile i danni, ma non è sufficiente.

Chiellini 5,5: la rivalità con Cavani è vecchia, i due si sbracciano uno contro l'altro e sembra essere quasi una marcatura ad uomo sull'ex attaccante napoletano. Viene anche morso dal recidivo Suarez e il segno sulla spalla è il ricordo che si porterà a casa dal Brasile.

Barzagli 5,5: tecnicamente la linea difensiva non concede tantissimo, il goal arriva su calcio piazzato e qualcuno inevitabilmente si lascia scappare Godin. Andrea rimane comunque uno dei pochi che in difesa ha disputato un buon Mondiale.

Pirlo 5,5: saluta la nazionale in malo modo, suonando da maestro la sua orchestra, questa volta stonata per l'ultima volta. Per molti tratti del match è Verratti a rubargli la scena e questo la dice lunga.

Verratti 6,5: inizia a fare numeri che il pubblico brasiliano apprezza particolarmente. Salta gli avversari con facilità e rappresenta l'uomo in più della squadra azzurra. Peccato non riesca ad avere lo spunto finale per un goal.

Darmian 5,5: non riesce ad essere incisivo come lo era stato nelle partite precedenti. Un ottimo Mondiale il suo, nonostante i continui cambi di posizione tattica in campo e il contesto difficile a livello collettivo.

De Sciglio 5,5: sicuramente meglio di Abate e ogni tanto riesce a crossare verso la porta. Collocazioni diverse in campo che lo mettono comunque a suo agio, l'area però troppe volte è vuota.

Marchisio 5,5: apre il Mondiale con il suo goal e lo chiude con la sua espulsione, inaspettata, ingiusta e clamorosa. L'evento che ci condanna è sicuramente quello e sicuramente ne è consapevole anche lui di tutto questo.

Immobile 5,5: prova a creare sponde per i compagni e a inventare spazi in cui buttarsi, ma non riesce ad ottenere occasioni nitide verso la porta. L'Italia di fatto in porta non calcia mai e da Ciro un po' tutti si aspettavano qualcosa in più.

Balotelli 5: sempre l'uomo simbolo, nel bene e nel male. Stecca di nuovo e si incaponisce in interventi che gli costano il cartellino giallo e la sostituzione. Troppo poco per uno come lui.

Thiago Motta 5: con Cassano per alcuni istanti ricorda di essere per metà un brasiliano e inventa passaggi che gli consentono quasi di andare a calciare verso la porta. Ma, a parte quello spunto, c'è troppo poco da commentare nella sua prestazione.

Cassano 5,5: propositivo e più coinvolto nel gioco, peccato che quando entra in campo sono le prime punte a mancare. La velocità non è più la sua arma migliore e da solo è troppo difficile combinare qualcosa.

Parolo 5,5: viene buttato nella mischia con ruoli ancora da definire, ma il suo contributo è nullo ancor prima di cominciare. Non era il giocatore di cui aveva bisogno l'Italia per le situazioni che in campo si erano create.

Quelli del Maracanazo

Quando parliamo di Uruguay, dobbiamo farlo con cautela, specialmente se lo facciamo in ottica brasiliana, perché da quelle parti non hanno dimenticato assolutamente quello che successe 64 anni fa, per come è cambiato il loro paese, per come hanno reagito le persone che lo hanno vissuto, nei centri e per le strade c'è sempre un alone spettrale quando si nomina la Celeste.

La parola Maracanazo fa proprio riferimento agli avvenimenti che si sono svolti nell'ultimo mondiale disputato in Brasile, l'Uruguay diventa campione del Mondo per la seconda volta nella sua storia, battendo la selecào contro ogni pronostico.

In quella vittoria firmano i goal decisivi due uomini che hanno vestito anche la maglia della Nazionale italiana come oriundi, Alcides Ghiggia e Juan alberto Schiaffino, rendendo in parte anche italiana la catastrofe brasiliana degli anni 50. Tante similitudini come il loro colore della maglia azzurro, la loro imprevedibilità e il loro modo di seguire il calcio che in molte fasi ci accomuna.

Questa volta l'Uruguay dobbiamo affrontarlo noi, senza episodi storici da dover vendicare, a noi interessa il passaggio agli ottavi. Ma in Brasile non possono che tifare Italia per questo match, l'orgoglio verde oro tende dalla nostra parte, perché anche il bianco delle maglie è stato cambiato in verde oro, apportato proprio dopo quella maledetta partita, un modo per cercare di dimenticare un vero e proprio lutto nazionale.

Spettri e paure non saranno presenti sul campo, andranno ancora a tormentare qualche altra persona. Vedere l'Uruguay in Brasile mette ansia a molti, stando sempre attenti a non pronunciare più quella parola che fa ancora male: Maracanazo.

Italia-Costa Rica, le pagelle degli azzurri

Buffon 5,5: mai bene nelle uscite su calcio d'angolo, mostrando segni di insicurezza altalenante. L'esordio mondiale non è stato dei migliori per lui, non è stato proprio un giorno piacevole per tornare in campo.

Chiellini 5: se il terzino non era il suo ruolo, non abbiamo capito se la zona centrale lo fosse. Molto disorientato in diverse situazioni e mettiamoci anche un po' di colpe sul goal preso.

Barzagli 5,5: dopo la buona prova con gli inglesi, fa fatica anche lui, come del resto l'intera linea difensiva. Al centro rimane comunque il più lucido e riesce a fare modestamente la sua parte.

Darmian 6: se c'è qualcuno che si salva nel disastro azzurro è proprio lui. Prova qualche incursioni delle sue arrivando anche al tiro. Sicuramente il più propositivo e ancora una volta il più sorprendente.

Abate 5,5: prova ad inserirsi sulla fascia, ma, quando lo fa, o finisce in fuorigioco o non riesce mai a mettere un cross in mezzo, rendendo la manovra nulla sul lato destro. La scelta di optare per un terzino di ruolo nella difesa evidentemente non ha portato bene a Prandelli.

Pirlo 5,5: sa di non avere l'orchestra al seguito e se non sono gli altri a muoversi certamente non lo fa lui. Riesce nonostante le difficoltà a dare qualche pallone invitante in avanti, ma viene mal gestito. Il meccanismo si inceppa e chiaramente non è colpa sua.

De Rossi 5: poco incisivo, cerca di raddoppiare le marcature ed aiutare una difesa persa, come gli altri riceve diverse botte, ma non riesce a sbrogliare la matassa. Niente di niente.

Thiago Motta 5,5: soffre molto il caldo brasiliano e lo dichiara nel post partita. Riesce ad arrivare al tiro, ma la palla finisce fuori, anche lui poco incisivo e poco filtro per la difesa.

Marchisio 5,5: prova i suoi inserimenti da finto esterno, ma viene maltrattato dai centrocampisti e difensori della Costa Rica. Si perdono troppi palloni a centrocampo e le marcature sono asfissianti. Come gli altri non riesce ad inventare nulla.

Candreva 5: giocatore completamente diverso da quello visto con gli inglesi. L'esterno della Lazio non è vivace, non cerca il tiro, sbaglia agganci e passaggi. Decisamente una giornata no per lui.

Balotelli 5,5: se il compito di un attaccante è quello di segnare, lui non lo ha capito. Le poche palle che riesce ad ottenere non le sfrutta e finisce nel perdersi in mezzo ai difensori dei Ticos. Col passar del tempo l'assenza di una sponda in mezzo pesa, ma Immobile non entrerà.

Cerci 5,5: non era facile esordire in mezzo a quel disastro. Prova subito a saltare l'uomo e a creare superiorità numerica con gli inserimenti. Il tempo a sua disposizione è limitato e non riesce ad incidere nella gara. Merita indubbiamente un'altra possibilità.

Insigne 5,5: lo scugnizzo napoletano non entra mai nel vivo del gioco, riesce a farlo una volta, ma spreca la sua opportunità sforbiciando in malo modo e lanciando il pallone in tribuna. Avevamo bisogno di sentire la presenza di un esterno, ma lui non si è fatto sentire per niente. A suo favore c'è un esordio difficile, e mettiamoci il poco tempo a sua disposizione.

Cassano 5,5: nessun lampo di genio, nessun tocco di classe, si limita a smistare più o meno i palloni che gli passano tra i piedi, non è di certo il numero dieci di cui l'Italia ha bisogno. Anche lui sicuramente non bene.

 

Credits foto: gazzetta.it

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