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tantarobanews

Calcio

Doveva essere una partita di calcio

Gli occhi del mondo hanno osservato quello che noi Italiani ancora una volta siamo riusciti a fare. Non perdo tempo ad elencare e ripetere le vicende accadute prima e durante la finale di Coppa Italia, perché giornali e tv hanno già fatto il loro corso, hanno già fatto la loro cronaca.

Ciò che rimane, dopo aver visto episodi di questo tipo, sono le varie domande che ognuno di noi si pone, perché anche gli occhi dei bambini hanno guardato quelle scene che a nessuno sono piaciute, ma non si è andato oltre.

Spiegateci perché non sono ancora stati presi provvedimenti contro la curva napoletana, che in un primo momento ha avuto dei feriti fuori dallo stadio, ma poi in campo, quando il capitano della loro squadra ha cercato di dialogare con loro, non ha esitato a lanciare bombe carta e tutto quello che avevano contro addetti ai lavori e vigili del fuoco.

Spiegateci perché il sistema permette alle curve di portare all'interno dello stadio ordigni di ogni tipo, mentre alle persone che entrano negli altri settori non viene permesso di portare nemmeno il tappo di una bottiglietta d'acqua. Un grande controsenso.

Spiegateci perché è stato possibile far gestire l'inizio di una partita a un capo ultrà, piegando tutti i voleri alla sua volontà e decisione.

Spiegateci perché tutta quella gente ha fischiato l'inno di Mameli, quello stesso inno che elogeranno e inciteranno tra meno di un mese in Brasile per i mondiali.

Spiegateci perché non prendiamo esempio dalle competizioni UEFA e dalle loro organizzazioni, che nel corso degli anni sono diventate un esempio per il mondo.

Spiegateci perché molte di queste domande non avranno mai una risposta, ma solo un enorme silenzio. Eppure gli occhi dei bambini una spiegazione dovrebbero averla, gli occhi dell'Italia una spiegazione dovrebbe averla, per quella che tutti noi credevamo fosse una partita di calcio.

Il razzismo mangiato in un sol boccone

Esistono problemi e modi di pensare che continuano a venire a galla nonostante gli anni trascorsi, nonostante il cambio di epoche. Il razzismo purtroppo, continua ad essere presente nello sport , in un modo o nell'altro prima o poi si manifesta e torna a colpire qualcuno.

La vera soddisfazione è quella di trovare un rimedio e combattere qualunque forma di insulto come ha fatto Dani Alves. Il terzino del Barcellona, durante la partita contro il Villarreal, viene schernito con una banana, ma lui non si scompone, raccoglie la banana da terra e la mangia in un sol boccone. Il video fa il giro del mondo e tutti, sportivi e non, lanciano un chiaro messaggio contro i razzisti, immortalandosi davanti ad una telecamera e mangiando una banana. Un po' per lottare con sarcasmo e un po' per difendere con indifferenza i valori che nello sport devono essere protetti.

A volte gesti come questo posso servire per invertire un mondo governato dalle tendenze e dalla potenza mediatica dei social, indirizzando tutti verso una strada che ogni tanto si dimostra essere quella giusta. Il gesto di Dani Alves rappresenta anche il modo di affrontare le difficoltà e i problemi con le giuste intenzioni, regalando una buona lezione.

Una lezione che fortunatamente è stata colta al volo, in vista anche di un mondiale brasiliano che non eviterà disagi e tensioni al popolo ospitante. Mangiare una banana diventa un motivo in più per continuare a combattere con semplicità tutti quelli che ancora si ostinano a pensarla in modo diverso.

Un gesto normale può valere più di mille parole.

Del Piero saluta l'Australia

Alessandro Del Piero dice addio al Sydney FC e all'Australia e lo fa attraverso una lettera, pubblicata sul suo sito ufficiale.

Il portiere goleador che ha scritto la storia

Il Sud America vive con il respiro e le tradizioni basate su miti e leggende, uomini che in qualche modo hanno cambiato il paese. Se poi parliamo di sport, siamo costretti a parlare di calcio, perché da quelle parti si parla con i piedi.

L'adorazione maggiore è chiaramente per Pelè o Garrincha , che hanno saputo rappresentare il proprio Brasile portandolo sempre in alto e sul tetto del mondo. Nella storia recente del campionato Carioca invece, altri calciatori hanno contraddistinto il gioco. Uno su tutti " O Mito". Stiamo parlando chiaramente del portiere nonché leggendario capitano del San Paolo Rogèrio Ceni. La spiegazione della sua leggenda viene tradotta in cifre che fanno di lui un vero e proprio mito.

Il numero di presenze con la maglia del San Paolo è 1092, nessuno come lui nella storia. Inoltre il 27 marzo del 2011, Ceni riesce a segnare il centesimo goal della sua carriera, dopo aver superato già in precedenza i 62 goal di Chilavert nella classifica dei portieri goleador, diventando l'estremo difensore ad aver segnato più goal nella storia del calcio.

Proprio in questa stagione però, all'età di 41 anni, Ceni decide di appendere le scarpette al chiodo e in questo caso anche i guanti, che hanno salvato e segnato goal come nessuno aveva mai fatto prima. Un esempio dentro e fuori dal campo, le sue prodezze rimangono impresse negli occhi di un'intera generazione pronta a salutarlo. Il suo futuro potrebbe essere in dirigenza, proprio con il club Paulista legato a lui da più di 25 anni. In questo modo il mito continuerebbe ad esistere, rimanendo acceso negli occhi di tutti.

I libri di storia sono già stati scritti, adesso è il momento di togliersi il cappello e battere le mani, tutti insieme e tutti in piedi, al grande Ceni.

Argentina, il River stende il Boca

Alla Bombonera il River Plate fa suo il superclasico, battendo i nemici storici del Boca Juniors per 2-1.

Una vittoria che arriva allo scadere con un gol viziato da un errore arbitrale.

I Millonarios passano in vantaggio al 58' con con Manuel Lanzini. Al 68' ci pensa Juan Román Riquelme a pareggiare i conti con una splendida punizione. All'86' Funes Mori con un colpo di testa realizza il gol della vittoria. Da segnalare, però, che il calcio d'angolo da cui nasce la rete decisiva è stato concesso erroneamente dalla terna arbitrale.

Il River dopo 10 anni espugna di nuovo la Bombonera.

La squadra di Ramon Diaz si porta a quota 17 punti in classifica, a -1 dal Colon capolista. Gli Xeneizes, invece, scivolano a -6 dalla vetta.

Condividere è più importante che segnare

Siamo abbastanza consapevoli di vivere in un mondo legato in modo inevitabile alla forza dei Social Network. Condizionando sempre di più qualunque cosa nella nostra vita, figuriamoci il calcio. Giudizi e pareri vengono fuori più facilmente, facendo il giro del mondo in pochi minuti, scatenando reazioni a raffica da tutto il contesto calcistico.

Nella finestra del mercato di gennaio, i Social avevano condizionato lo scambio Guarin-Vucinic , cambiando addirittura le scelte della società Interista. Alcuni personaggi con frasi o foto vengono tenuti sotto controllo attraverso una lente mediatica molto severa, a volte priva di logica. L'esempio vivente è Mario Balotelli.

Con l'eliminazione del Milan dalla Champions League, arrivano diversi Tweet polemici da parte di George Weah, che critica proprio i comportamenti poco consoni da parte dei giocatori moderni, non riuscendo a paragonare il suo calcio a quello di oggi, troppo lontano da una vita sana e dalla passione per il gioco e la maglia che si indossa. C'è chi poi puntualmente smentisce, dichiarando che il profilo di Weah è un falso, ma le sue parole sembravano molto vere e concrete, una lezione da imparare e condividere.

Perché purtroppo ai giorni nostri, è proprio più importante condividere che segnare un goal.

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