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tantarobanews

Calcio

La gloria eterna

La gloria eterna

Set 24, 2016 Scritto da

C'è una scala che porta al cielo, noi non riusciamo a vederla, ma alcuni riescono a raggiungere la vetta quando la loro anima è ancora stabile in un corpo definito, guardano dall'alto in basso tutti, raggiungendo uno stato di gloria leggendaria.

Si può essere riconoscenti a vita con uno sportivo che ha regalato una marea di emozioni. Si può avere rispetto per essi e per il modo in cui hanno scritto il loro nome nella storia. L'aeroporto di Belfast, ad esempio, è un omaggio al dio del calcio Irlandese che prende il nome di George Best. Nell'isola Portoghese di Madeira, in Praça do Mar, campeggiava fino a qualche mese fa la statua di Cristiano Ronaldo, ora spostata in un museo costruito appositamente per il capitano della nazionale campione d'Europa. Un altro celebre regalo è stato reso ad Henry, l'attaccante più prolifico della storia dei "Gunners" con 226 reti segnate con la maglia dell'Arsenal. Se andate a vedere una partita della formazione Londinese in casa, non vi sfuggirà la statua di bronzo situata nei pressi dell'Emirates Stadium, dedicata, appunto, al giocatore francese.

L'elenco potrebbe continuare, ma ci teniamo a sottolineare l'ultima in ordine cronologico. Il nome non sarà noto a tutti, però è il detentore del record come reti segnate nell'attuale Premier League, anche lui ha avuto ciò che meritava.

All'esterno di St. James Park, lo stadio del Newcastle, è presente da pochi giorni la statua di Alan Shearer, ex attaccante dei Magpies, che ha siglato 260 goal nella massima serie inglese, diventando il migliore di tutti i tempi.

Neanche nei suoi sogni più belli, un uomo può pensare di ottenere un riconoscimento del genere, qualcosa che rimane impresso nella gente così profondamente e che viene tramandato alle nuove generazioni. Il mondo è in continuo movimento e rimane stabile fino a quando arriva un altro folle e decide di ribaltarlo, per scrivere una nuova pagina di storia e rimanere inciso per sempre.

Italia si Italia no

Italia si Italia no

Giu 13, 2016 Scritto da

Proprio così recitava il ritornello della canzone di "Elio e le storie tese" alcuni anni fa, come il titolo di questo articolo. Con quel pezzo si voleva in qualche modo descrivere il nostro paese e i suoi luoghi comuni, noi invece proveremo ad elencare i motivi positivi e negativi per credere o meno nella nostra Nazionale agli Europei.

ITALIA SI

Ci sono dei rinnovamenti in alcune zone del campo, ma soprattutto vediamo alcuni volti veramente nuovi prendere parte a questa spedizione in Francia, come Pellè e Zaza ad esempio. Conte a sua disposizione ha un assetto difensivo molto esperto, collaudato e pronto per attraversare tempeste burrascose e portare in salvo navi di discutibile solidità. Gli esterni a disposizione dell'ex allenatore della Juventus sono interessanti, anche a livello offensivo, dove ritrova un El Shaarawy in netta ripresa nelle sue prestazioni, poi Insigne, reduce da una buona stagione a Napoli, e Candreva. Insieme potrebbero rappresentare davvero un'arma importante.

ITALIA NO

Conte parte in Francia con il centrocampo rivoluzionato causa infortuni: Marchisio, Montolivo e Verratti non partono con il gruppo, in più ha scelto di non portare Jorginho, l'unico superstite rimane Thiago Motta e in molti sulla sua presenza hanno storto il naso. A fare il mediano tipico è stato promosso De Rossi, ma con riserva aggiungeremmo noi, dato una stagione non al Top. Davanti storicamente siamo stati abituati sempre bene, ma in questo momento non possediamo quella qualità dei grandi del passato e potremmo risentirne. Mancano il fantasista e il bomber di razza da fare invidia al resto delle concorrenti, mentre questa volta ad essere invidiosi risultiamo essere noi.

C'era una volta il Leicester

L'epoca che stiamo attraversando è sempre meno propensa a lasciar spazio alle favole, se pensiamo al calcio poi, è sempre più difficile trovare il lieto fine di una bella storia, se questa non è accarezzata da grandi somme di denaro che spezzano sul nascere la poetica che circondava questo sport.

Per fortuna ci sono ancora uomini capaci di costruire sogni e inventare favole, scavalcando il falso potere delle banconote che sporca l'orgoglio di alcuni meccanismi che vanno scomparendo.

La cavalcata dei Foxes allenati da Claudio Ranieri ha tutti i contorni per essere una di quelle storie da raccontare ai bambini, che di dormire proprio non ne vogliono sapere. Quei ragazzi, che hanno vestito la maglia blu del Leicester City, hanno rovesciato i pronostici, come in un cartone animato, mandando all'aria i piani dei club più ricchi e cattivi , che volevano mettere le mani sulla Premier e che, invece, si sono dovuti arrendere proprio a questa squadra, che doveva solamente salvarsi.

Claudio Ranieri è il Brian Clough degli anni duemila, un allenatore che in Italia ha allenato le grandi quando sembravano piccole, con un rammarico ai tempi della Roma, quando il tricolore lo ha accarezzato per davvero. Ora è l'artefice del successo fenomenale oltremanica, dove è scoppiata una vera e propria mania per quei ragazzi un po' matti, che stanno facendo impazzire tutti. Ricorderemo per sempre questa incredibile impresa, perché con la Premier in bacheca si entra di diritto nella storia del calcio. C'è la firma italiana che ci rende orgogliosi e ci ricorda che sappiamo ancora come si fa, come si scalano le montagne più alte, come si può volare alti nel cielo, anche se non ci credeva nessuno.

"Se si pensa a qualcosa di impossibile da realizzare, si pensa al Leicester.."

Le leggende non muoiono

Alcuni uomini hanno espresso il principio di eleganza in tanti modi, nessuno come lui è riuscito a farlo così bene con i piedi. Se pensiamo al numero 14, ci verrà subito in mente quell'olandese che si divertiva a danzare sul pallone e a fare il fenomeno. Non gli serviva il numero 10 per fare la differenza, la differenza con lui era palesemente visibile ad occhio nudo.

La storia ha sempre messo in contrasto Maradona e Pelè uno contro l'altro, la verità è consueto dire che stia nel mezzo e forse quella verità aveva il suo nome.

Dicono sia morto Cruijff all'età di 68 anni, la sua vita è stata stroncata dal cancro. Forse certe notizie non possiamo accettarle, non vogliamo crederci, non si può non essere tristi.

Il brivido lungo la schiena continua a correre. La prima immagine che riesco a vedere è quella del suo arrivo in paradiso, perché se anche lì si gioca con la palla undici contro undici, allora è il momento ideale per aggiustare quel conto in sospeso con tanti nomi che sono passati lassù, uno su tutti George Best.

Per noi che rimaniamo qui a continuare ad amare questo sport ed osservarlo, non possiamo non raccontare la sua leggenda. Uno di quegli uomini che ha rivoluzionato per sempre il calcio e che ha costruito, decisamente, il nostro attuale presente.

Ci consoliamo pensando che certi stereotipi non possono fermarsi o dileguarsi, perché non possono essere cancellati. Le leggende non muoiono.

Un record lungo 22 anni

L'unico movimento della rete alle spalle del portiere è causato dal vento che soffia, non deve gonfiarsi con l'entrata di un pallone. Un duro lavoro che solo alcuni sono riusciti a compiere per diverse settimane. Ogni campionato nazionale ha i suoi record da superare, rimanendo marchiati a fuoco nella storia e nella mente di chi ha idolatrato quei campioni per anni.

Nel record in questione, vengono elencati tre campioni che si sono spinti oltre, arrivando dove nessuno prima era riuscito. Il primo che elenchiamo è Dino Zoff. Portiere leggendario della Juventus e della Nazionale, divenuto Campione del Mondo nel 1982, aveva raggiunto 903 minuti di inviolabilità della propria porta nella stagione 1972/73.

Prima di lui nella stagione 1963/64, Mario da Pozzo, portiere del Genoa, deteneva il record con 791 minuti. Negli ultimi anni, avevano provato a raggiungere il mito Zoff anche Pelizzoli della Roma con 774 minuti (2003/04), Davide Pinato dell'Atalanta con 757 minuti (1996/97) e Luca Marcheggiani in forza alla Lazio con 745 minuti (1997/98).

L'unico a riuscire realmente nell'impresa fu Sebastiano Rossi, il secondo campione, che si era spinto davvero oltre. Nella stagione 1993/94 vestendo la maglia del Milan, supera tutti raggiungendo la soglia di 929 minuti, diventando record assoluto.

Il terzo nome è legato a Gigi Buffon, anche lui divenuto campione del mondo nel 2006 e attualmente in forza alla Juve. Proprio lui ha fatto rispolverare gli almanacchi di storia, perché, dopo 22 anni dal record di Rossi, è il numero uno dei bianconeri a varcare la soglia più alta: il record ora è di 974 minuti.

I record sono fatti per essere battuti e proprio questo fa alimentare la voglia di superarli da chi vuole ottenere il massimo. Chissà se e quando ne riparleremo, speriamo di poter assistere ad altre imprese di altri nuovi grandi campioni.

Tanto geniale quanto insolito

Siamo sempre pronti a controllare i libri di storia quando eventi del presente ci riconducono a quelli del passato. Leo Messi se ne inventa un'altra, decidendo di passare il pallone a Suarez su calcio di rigore invece di calciare direttamente in porta. A farne le spese è il Celta Vigo, che contro il Barca subisce questo insolito tiro dal dischetto.

In realtà l'argentino non è stato il primo a fare qualcosa del genere, perché c'aveva già pensato un altro genio del calcio in un'altra epoca magica. Nel 1982 è l'olandese Cruijff a battere un rigore "di seconda" in una partita dell'Eredivise tra Ajax ed Helmond, finita 5-0.

Schema quindi che si era già assaporato, ma che sembrava accantonato da tutti nell'ottica del calcio, ma anche in Inghilterra più recentemente si era provato qualcosa di simile. Era l'Arsenal di Henry, dello stadio di Highbury e degli invincibili. I Londinesi stavano giocando una partita di campionato contro il Manchester City, viene fischiato un calcio di rigore in favore dei "Gunners"e dal dischetto va Pires. C'è qualcosa che non va e dagli undici metri il francese non riesce ad attuare lo stesso schema effettuato da Messi, toccando appena la sfera con il piede destro e vedendosi sfilare il pallone da sotto il naso dal difensore avversario, con un Henry incredulo per l'accaduto.

Insolito quindi, ma non banale e scontato come sembrerebbe. C'è sempre bisogno di un tocco di pura genialità d'artista.

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