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Al cinema con Valentina: Interstellar

Nov 17, 2014 Scritto da 

Il mio giudizio su Interstellar potrebbe riassumersi in una frase sola: aiutatemi a dire bellissimo.

Il nuovo film di Christopher Nolan, la cui sceneggiatura è stata scritta insieme al fratello Johnatan, ha dimensioni bibliche, con una discreta dose di pornografia visiva ed acustica (le scene nello spazio sono incredibili; la musica, di Hans Zimmer, pure) ed un coraggio che definirei sfacciato: il suo citare Mostri Sacri e successi della fantascienza lascia intuire la volontà del regista ad entrare nel loro circolo privato, e non (stupidamente) a prenderne il posto. La più ovvia delle ispirazioni è, ovviamente, 2001: Odissea nello Spazio, ma abbiamo anche Donnie Darko ed i suoi worm hole, gli spazi claustrofobici di Alien, e pure lo stesso Inception di Nolan: l'amore del regista londinese per gli schemi escheriani, che si ripetono intrecciandosi tra di loro, piegandosi su se stessi, si fa vedere anche in questa pellicola, e chi ama i film complicati e cervellotici, come la sottoscritta, apprezzerà questa caratteristica, abbondantemente presente in questo film.

La storia di fondo è alquanto banale, e gli elementi per costruirla ci sono tutti: la Terra affetta dai soliti problemi di inquinamento - celabbiamo; l'umanità, causa del suo stesso male, che sta per finire i suoi tristi giorni affamati e soffocanti sul pianeta natio – celabbiamo; l'eroe sprezzante del pericolo, anticonformista e maleducato quanto basta per renderlo carismatico, che evidentemente salverà la Terra ed i terrestri – celabbiamo; la ricerca di una nuova casa ove traferire l'umanità - celabbiamo; la lotta contro il tempo - celabbiamo.

Ma quello che rende bello Interstellar non è la storia di fondo, trita e ritrita, né solo la pornografia visiva di cui sopra. Quello che rende bello Interstellar è come si sviluppa questa storia, come finisce, come rappresenti l'umanità tutta, nella sua intimità, come ci ricordi che "fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza."
Quello che rende bello Interstellar è la sua poesia, la sua dichiarazione d'amore e di fiducia verso l'Essere Umano, il rappresentarlo non solo fatto di cervello e calcoli ma anche di carne e sangue, di coraggio e paura, di lucidità e follia, di raziocinio ed istinti meccanici; risultato di un'evoluzione estrema e di reazioni animali.

E poi, l'amore. L'amore come sentimento umano, universale, sentimento che lega cuori e menti, che attraversa dimensioni, spazi, cosmi, worm hole; che sfugge le leggi della gravità perché probabilmente ne è esso stesso artefice; che non è inteso solo come amore tra uomo e donna ma anche tra padre e figlia. L'amore verso la propria razza, l'amore per la conoscenza, per lo studio, per l'avventura.

Insomma: l'amore è la quinta dimensione. (Cit.)

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