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Libri e Fumetti

“Libri e bozzetti da Elmwood Springs”: Chiamate la levatrice

Un libro è vita vissuta. Un libro è speranza.

Jennifer Worth, classe 1935, è stata infermiera fino agli anni Settanta riportando, come una sorta di diario/biografia, una trilogia dedicata alla sua esperienza come levatrice a Londra, un successo che ha dato atto ad una trasposizione per una serie tv BBC ("Call the midwife", validissima).

Con "Chiamate la levatrice" (edizioni Sellerio) della Worth, il lettore entra nella realtà delle Docklands, fatta di giornate lavorative estenuanti e desolazione quotidiana, ma anche di barlumi di allegria dovuti alle nuove nascite e al Sistema nazionale sanitario in quegli anni in continua evoluzione. Epicentro di tutto, il Nonnatus House, convento di suore e giovani levatrici.

Un'aerea densamente popolata, da Stepney a Limehouse, a Poplar, Mile End o White Chapel – letteralmente sommersa di bambini e con sempre nuove nascite all'ordine del giorno, in quartiere semidistrutto dalla passata guerra , promemoria dei massicci bombardamenti.

A far leva sulle già minate necessità del quartiere sono i bassi salari, i turni di lavoro massacranti, l'economia in lentissima ripresa e .. i matrimoni precoci. Nell'East End degli anni Cinquanta le persone che volevano essere rispettate si attenevano ad una condotta morale molto rigida riguardo le questioni sessuali; le coppie non sposate erano praticamente inesistenti e certamente non esisteva la "convivenza" pre-matrimoniale.

A rincarare la dose, anche una volta dopo il matrimonio, erano i metodi contraccettivi del tutto inaffidabili, dall'olmo rosso, al gin, allo zenzero, nessun consultorio o nessun controllo mirato delle nascite facevano sì che giovani donne dovessero occuparsi anche di dodici o tredici figli nel corso della vita!

Come un interessante percorso formativo, l'autrice ripercorre le vie desolate delle Docklands, fatte non solo di palazzi ma anche di slums/baraccopoli, vicende familiari di una Londra che dalle chiusure e dai bigottismi vittoriani si vide letteralmente catapultata nel bel mezzo di una vera e propria rivoluzione sessuale!

Ed è a tal proposito che, seconda la consapevole opinione della Worth, la donna moderna nacque nei primi anni Sessanta, con l'avvento/scoperta del decennio: la pillola anticoncezionale. Donne non più costrette ad un ciclo di gravidanze infinite ma finalmente libere, per la prima volta nella storia, di essere esattamente come gli uomini e fare sesso per puro piacere.

Le levatrici instancabili emblema di questo romanzo, continuarono dedicando instancabilmente la propria vita al lavoro, non solo per le gravidanze ma anche per le epidemie di colera, tifo e polio e la fresca verve di Jennifer Worth rende "Chiamate la levatrice" un delizioso spaccato di un Paese in pieno sviluppo sociale e riformistico, pieno di sentimento ed empatia per la vita, da tenere saldamente stretto sul cuore. Un gioiello imperdibile.

 

"Le due e trenta del mattino! Ancora mezza addormentata mi infilo a fatica l'uniforme. Solo tre ore di sonno dopo una giornata di lavoro di diciassette ore. Chi farebbe un mestiere simile? Fuori piove e fa un freddo glaciale.. " (infermiera Jenny, pag.25)

 

Credits immagine: "Chiamate la levatrice/ Call the midwife" dalla serie BBC

“Libri e bozzetti da Elmwood Springs”: 84, Charing Cross Road

Un libro è corrispondenza. Un libro è amicizia.

 

I libri, onnipresenti amici, colorano le giornate di toni pastello e arricchiscono il nostro intelletto.

Miss Hanff lo sa bene, dal momento che ama i libri più di ogni altra cosa (soprattutto i saggi del Settecento) ed in Frank Doel, commesso in una vecchia libreria antiquaria "l'unica creatura al mondo che la capisca" – trova il suo fedele compagno di avventure epistolari.

"84, Charing Cross Road" di Helen Hanff è tutto questo e molto più.

Lei americana, lui inglese, il confronto tra due culture simili ma separate dall'oceano porta ad una grande amicizia dal 1949 al 1969 che sfocia nella speranza di potersi finalmente incontrare, se non fosse che Frank scompare prematuramente e la libreria londinese chiude in definitivo i battenti nel 1970.

E' solo allora che Helen Hanff potrà realizzare il suo desiderio di visitare la City, proprio in occasione della pubblicazione di quelle lettere che tanto le hanno scaldato il cuore.

L'originalità è il pregio di questa deliziosa raccolta epistolare (attenzione, non è un romanzo), avallata dal netto contrasto tra l' informalità americana della sfacciata Helene Hanff e la posata professionalità britannica di Frank Doel. C'è un certo fascino nella sua gentilezza, mentre allo stesso tempo ti chiedi quanto tempo gli ci vorrà per sciogliersi (abbandonando i formalismi del "Lei/Voi").

Con vero piacere ho letto questa breve raccolta epistolare che tanto caldamente mi era stato consigliato e, complice la passione che ho per "i libri che parlano di libri", ho impresso pagina dopo pagina nella mia mente gli anfratti celati alla polvere di quella piccola libreria londinese.

Ecco che entrando mi immagino la sezione narrativa, con le copertine inspessite dal tempo e scurite da quel tipico pulviscolo nell'aria che pervade le cose antiche; Austen, Bronte, Collins, poi svolti a destra e c'è Dickens e poi ancora Gaskell, Hardy, Joyce..

 

Credits immagine: Elena Torrini

“Libri e bozzetti da Elmwood Springs”: Dell'editoria spiccia e dei pessimi lettori

Un libro è cultura. Un libro è conoscenza.

“Libri e bozzetti da Elmwood Springs”: Sette minuti dopo la mezzanotte

Un libro è terrore. Un libro è incubo.

“Libri e bozzetti da Elmwood Springs”: DNF List

Un libro è sfida. Un libro è rassegnazione.

Prima di tutto, cos'è una DNF List?
DNF è un acronimo usatissimo dai readers anglossassoni e non solo, che sta per "Do-not-finished", ovvero la lista della vergogna i libri che neanche nei casi più motivati sei riuscito a portare a termine.

Complice la trama, il momento sbagliato, la traduzione pessima, a volte persino l'impaginazione scelta dalla casa editrice, ci sono momenti in cui non si può fare a meno di mettere giù il libro. Mollare. Sayonara Sig. Romeo. Chi si è visto si è visto.

Metto le mani avanti dicendo che generalmente do una seconda possibilità; se non mi ha dato abbastanza, prima di abbandonarlo tento di ricominciarlo in un secondo momento finché non trovo quel quid che mi sussurra "vai, continua".

Fin da ora mi scuso se troverete qui in lista alcuni dei vostri libri preferiti. Questo è solo la mia personale esperienza:

Lista della vergogna / DNF List (Shame! Shame! Shame!)

"I fratelli Karamazov" di Fëdor Dostoevskij
Ebbene sì, partiamo con il botto. Questo DNF è quasi totalmente colpa mia, letto in un periodo di totale blocco, è un romanzo che esige una lettura stabile e ponderata. Ho letto molto altro di Dostoevskij e credo di poter raggirare in qualche modo lo scoglio, in un momento più favorevole. Stay tuned.

"La fune" di Stefan Aus dem Siepem
Un libro allegorico, una storia fuori dal tempo ma che letteralmente in me non ha trovato collocazione. Un'idea intrigante portata su una base, il mistero, davvero con del potenziale ma sviluppata in modo troppo cervellotico. Sicuramente un romanzo che non riprenderò.

"La fattoria delle magre consolazioni" di Stella Gibbons
Una lettura vagamente rosa, una storia di esaltati fuori ogni logica: quella della famiglia Desoladder, agricoltori che vivono in una fattoria in rovina legati a doppio filo alla dispotica zia Ada Funesta, in apparenza impazzita dopo aver visto "qualcosa di orribile nella legnaia". Ah, e le mucche si chiamano Rozza, Senza Scopo, Inetta e Superflua. Il paese più vicino Lamentum. Ho chiuso a poco più di metà .. disturbante.

"Cyber China" di Qiu Xiaolong
Una fitta indagine sul mondo dei blog clandestini, un suicidio, un detective contro il Partito. Dalla trama mi aspettavo un contesto cyber più arguto ed entusiasmante, attuale e dinamico – ma è solamente il tipo di thriller che proprio non mi entusiasma.

"Oceano mare" di Alessandro Baricco
So che è molto amato, ho dato molte chances a Baricco ma, ad eccezione di "Seta" non c'è stato amore. Non tenterò oltre.

"Uomini che odiano le donne" di Stieg Larsson
Allo stesso modo di Cyber China, mi aspettavo una trama ed una struttura narrativa completamente diversa. Ho mollato neanche arrivata a metà e non ho proseguito oltre la saga. Da quel giorno ho sempre odiato le detective stories svedesi.

 

Per un libro che chiudi oggi, ce ne sono molti altri che amerai domani.

 

Credits immagine: Elena Torrini

“Libri e bozzetti da Elmwood Springs”: Agnes Grey

Un libro è famiglia. Un libro è stabilità.

Anne Bronte (1820-1849) la più giovane delle celebri sorelle inglesi, la cui penna spesso definita più mite e meno incisiva- è sempre stata da me assai apprezzata sia in lettere e testi minori, sia negli scritti maggiori come "La signora di Wildfell Hall" (già analizzato qui in rubrica) e "Agnes Grey".

Proprio di quest'ultimo la protagonista ed io narrante è Agnes, giovane fanciulla divenuta istitutrice un po' per cause forza maggiore, un po' per propria volontà, che nell'implacabile lucidità e consapevolezza assai rara per una giovane del tempo, lascia la casa paterna trasferendosi in case altrui con l'intento di dare il meglio di sé ed aiutare la famiglia assai poco agiata. Saranno mesi difficili che implacabili si seguiranno uno dopo l'altro, formando tempi infiniti, lontani dalle persone più care, specchio di difficoltà lavorative finora mai riscontrate e differenze di carattere sociale adesso più marcate.

"Fui molto felice di entrare in casa e di trovarmi nuovamente sola nella mia stanza. Il mio primo impulso era di buttarmi sulla sedia accanto al letto, di abbandonare la testa sul cuscino e sfogarmi in un pianto disperato; il desiderio di pianto era in me imperioso; ma dovevo ahimè frenarmi e inghiottire i sentimenti ancora per un poco; ecco infatti il campanello, l'odioso campanello che annunciava il pranzo nella sala di studio; e dovevo scendere con il viso calmo, e sorridere e ridere e dire sciocchezze .. sì, e dovevo anche mangiare se mi riusciva, come se andasse tutto bene, come se fossi appena tornata da una piacevole passeggiata". (pag.160)

Come non adorare Anne e la sua Agnes! Fragilmente emotiva, alla ricerca di un posto del mondo. Ma che dire delle sue capacità di assolvere tale compito? Incrollabile fermezza, assoluta diligenza, instancabile perseveranza, i pilastri sono assai elevati e quasi conseguentemente arrivano i primi insuccessi. Ma in un mondo di complicata affermazione una donna troverà sempre un lume di serenità, voltandosi a guardare verso casa e lasciando entrare un po' di quella luce nel cuore.

Con una nuova sicurezza, Anne Bronte ha lasciato molto di sé stessa tra le pagine di questo libro, pubblicato con lo pseudonimo di Acton Bell mai veramente apprezzato al tempo perché uscito in concomitanza con il più celebre "Cime tempestose" della sorella Emily, anno 1849.

Animato da un semplice fil rouge di amore e crescita, il romanzo fa luce sul contrasto assai marcato tra rigore morale, la vacua instabilità di una critica situazione economico-famigliare e la corruzione della buona società, ovvero quel che la gente pensa, sebbene la povera Agnes parli assai poco – forse consapevole del fatto che le sue parole si rivelerebbero inutili contro la verbosità del mondo, così vuota, ipocrita, falsa, egoista.

Morendo di tubercolosi in un ricovero sulla costa di Scarborough in Inghilterra, lascia noi giudici di questo primo suo testo, prezioso come un' acerba opera prima destinata comunque a risplendere.

 

Credits immagine: Elena Torrini

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