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tantarobanews

Libri e Fumetti

“Libri e bozzetti da Elmwood Springs”: Affari di cuore

Un libro è carriera. Un libro è famiglia.

A volte tutto va male, non ci possiamo fare niente, ed è sempre bene dedicarsi a quel che si ha. Mi torna in mente il romanzo, mediocre, di Norah Ephron "Affari di cuore" che mi è stato consigliato per anni nonostante non rappresenti il genere da me prediletto e che solo recentemente mi sono decisa a leggere. Una storia sugli effettivi "affari di cuore" per una coppia sull'orlo della crisi peggiore: quella scaturita dal di lui tradimento (no tranquilli, niente corna per me ... credo).

Rachel Samstat è una donna brillante, di successo, che scrive libri di cucina, sposata con un giornalista di Washington in carriera, Mark, con un figlio piccolo e in attesa di un altro. Fino a poco fa aveva pensato di condurre una vita felice, ha però appena scoperto che il marito intrattiene una relazione con la sua insospettabile amica Thelma Rice (apparentemente una cozza allucinante). Una storia banale, che può capitare a tutti, capita a tanti, fa sì che Rachel riveda slow motion tutta la sua vita matrimoniale, gli anni trascorsi, e se stessa, con occhi disincantati.

Con l'ideale connubio ironia / cinico umorismo, si ritrae dinnanzi al lettore la perfetta Rachel-combinazione di indifferenza e pacatezza durante la gestione di una situazione difficile, pur sapendo quando aprire i rubinetti e dedicarsi al comfort food o alle sedute dell'analista (la nostra Rachel è pur sempre al settimo mese di gravidanza e gli ormoni vanno alle stelle).

Un libro divertente, ma ben lontano dall'essere perfetto, per una delle registe americane più amate di sempre, sceneggiatrice del celeberrimo orgasmo cosmico di Meg Ryan in "Harry ti presento Sally" dinnanzi all'anemico tortino di mele, e al basito Billy Crystal.

Rumours vogliono il libro come autobiografica vendetta fredda (ovvero a distanza di anni) che la Ephron ha spadellato in faccia al suo secondo marito Carl Bernstein che, proprio anni prima mentre lei aspettava un figlio, se la faceva clandestinamente con un'altra giuliva signorina.

Naturalmente una lettura per la donna iraconda e satura di progesterone che cerca un' alternativa al rigare la macchina al fidanzato, un escamotage brillante che vive della convinzione di prendere una brutta situazione e rigirarla a proprio piacere per far sì che le persone convergano il loro odio sul tuo stesso nemico e che quindi non ridano di te, ma con te.

Poi certo, pensi che magari Mrs Ephron poteva evitare di farci persino far fare un film (anno 1986, Heartburn, con Meryl Streep, Jack Nicholson e altri nomi noti) e che dall'alto della sua celebrità poteva limitarsi ad acquistare un pagina del Times e spiattellare la novella ai quattro venti, invece che partorire un romanzo appena passabile e un film per rincarare la dose.

Hollywood, chi li capisce è bravo. (*sospira*).

 

Credits immagine: Elena Torrini

“Libri e bozzetti da Elmwood Springs”: Villette

Un libro è nostalgia. Un libro è adattamento.

“Libri e bozzetti da Elmwood Springs”: La casa per bambini speciali di Miss Peregrine

Un libro è paura. Un libro è verità.

 

" There's boogey in my toes, boogey in my head
And I 'll probably still boogey, when I 'm dead
Booo.....! I'm the boogie man! "

Questa me la ricordo come canzone d'infanzia sull'uomo nero che infesta i sogni e le notti dei bambini, angosciosa ma comunque puerile. Quel che ci prospetta Ramson Riggs con "La casa per bambini speciali di Miss Peregrine" è tutt'altra storia.

"Quali mostri popolano gli incubi del nonno di Jacob, unico sopravvissuto allo sterminio della sua famiglia di ebrei polacchi? Sono la trasfigurazione della ferocia nazista? Oppure sono qualcosa d'altro, e di tuttora presente, in grado di colpire ancora? Soltanto in quelle stanze abbandonate e in rovina, rovistando nei bauli pieni di polvere e dei detriti di vite lontane, Jacob potrà stabilire se i ricordi del nonno, traboccanti di avventure, di magia e di mistero, erano solo invenzioni buone a turbare i suoi sogni notturni. O se, invece, contenevano almeno un granello di verità, come sembra testimoniare la strana collezione di fotografie d'epoca che custodiva gelosamente"..

Riggs, da appassionato collezionista di fotografie d'epoca, ha negli anni raccolto alcune curiose fotografie proponendo al suo editore, Quirk Books, il loro utilizzo per un libro illustrato. L'idea è stata invece orientata su questo romanzo che in poco tempo è diventato best seller tra i titoli citati dal New York Times.

Attraverso una efficacissima impaginazione, integrata con queste belle foto ingiallite, seguiamo le vicende di Jacob, sedicenne che vive nelle menzogne del nonno Abe che gli ha sempre riempito la testa con infinite storie terribili e misteriose, su mostri, orfanotrofi, fughe perenni durante il secondo conflitto mondiale. O almeno quello che ha sempre considerato come fandonie, o semplice trasfigurazione della ferocia nazista, sino a che una sera una terribile tragedia avvolge di colpo la famiglia.

L'inspiegabile ferocia dell'evento lo porterà a rivalutare tutte le storie del nonno Abe, a ritroso negli anni, dissolvendo le tenebre dell'oblio, fino a una remota isola del Galles, in un orfanotrofio celato dal tempo che ospita ragazzini molto particolari. Un viaggio nel tempo tra fantasy, orrore e avventura, verso un mondo popolato da personaggi bizzarri ma straordinari, tra le vecchie mura di casa Peregrine, per capire da cosa il nonno Abe scappasse realmente: era l' Olocausto il suo mostro, essendo egli un ebreo polacco, o c'era qualcos'altro? ["prima che compisse sedici anni, il nonno, erano già morti tutti, uccisi dai mostri a cui lui era sfuggito per un soffio. Però quelli non erano mostri che può immaginare un bambino, con tentacoli e carne putrefatta: avevano un volto umano, uniformi inamidate e la croce uncinata sul petto. Mostri così ordinari che non capisci cosa sono davvero finché non è troppo tardi" p.18]

Una narrazione autentica, divertente, toccante, porta il lettore a scoprire come (e dove) tutto è iniziato preparandosi a fronteggiare una minaccia oscura più grande di tutti i ricordi, di tutti i poteri.

Un romanzo che è stata una vera e propria sorpresa e alimenta la mia attesa della trasposizione cinematografica di Tim Burton prevista per quest'autunno.

La frase: "Ci aggrappiamo alle favole finché il prezzo da pagare per le nostre illusioni diventa troppo alto".

 

Credits immagine: Elena Torrini

“Libri e bozzetti da Elmwood Springs”: Il segreto di Lady Audley

Un libro è mistero. Un libro è inganno.

Proprio recentemente la casa editrice Fazi ha rispolverato questo grande classico vittoriano assopito nel tempo, "Il segreto di Lady Audley" dell' inglese Mary Elizabeth Braddon – sul filone delle sensational novels dalle trame intense e sofisticate, spesso serializzate in volumi in uscita a cadenza settimanale o mensile proprio per far leva sulla curiosità del lettore. Azzarderei quasi definendola una notevole strategia di marketing from the victorian age.

Nel romanzo in questione, un gioco di inquietudini è in costante crescendo per tutto il percorso narrativo, ed a tirarne le fila è Lady Audley stessa, una donna esteticamente incarnazione della donna angelica, apparentemente perfetta ma tuttavia artefice di svariati crimini quali tentato omicidio, bigamia e abbondono di minore, perturbando la confort zone di coloro che le stanno intorno, il marito, la figliastra, e non da ultimo il nipote – Robert Audley, che insieme a lei occuperà il podio dei protagonisti – un giovane avvocato che proprio in circostante ambigue ha visto letteralmente scomparire uno dei suoi più cari amici, George Talboys – e che tenterà ad ogni costo di svincolarsi da questa ragnatela di inganni, cercando di scoprire cosa ne è stato dell'amico.

La Braddon delinea i contorni di un'atmosfera vivida, dai personaggi tangibili, e lo fa grazie ad un intreccio ben orchestrato, dove false piste e supposizioni sono consapevolmente congegnate per coinvolgere in totalità il lettore (seppur non con il talento del maestro del genere, Wilkie Collins, tra l'altro suo caro amico).

Ed infatti proprio mentre leggevo il romanzo, la mia mente andava in libera associazione ad altre sapienti mani che hanno tratteggiato i capolavori del genere: Conan Doyle, per gli intrecci, Anne Bronte con la sua Helen Graham in "Wildfell Hall" oltre che ovviamente ai personaggi più riusciti dello stesso Wilkie Collins, in opere come "La donna in bianco" ed il ripubblicato di recente "Armadale".

Senz'altro si può definire la Braddon un'autrice proficua: 85 romanzi e 9 commedie, senza contare saggi e racconti – e allora perché è stata dimenticata così a lungo? Certo è che in quegli anni lei stessa aveva a che misurarsi con dei veri mostri sacri, primo tra tutti il sopra citato Wilkie Collins – impareggiabile autore della sensational novel, padre degli ingranaggi ricchi di colpi di scena e saturi di quella follia riscontrabile nello stesso "Il segreto di Lady Audley".

Ed è proprio ne "Il segreto di Lady Audley" che l'autrice stessa fa dire al suo protagonista Robert Audley "Non ho letto Wilkie Collins e Alexandre Dumas per niente" proprio quando egli sarà quasi venuto a capo del tortuoso segreto della Lady del titolo, come a voler omaggiare i due grandi autori in un ultimo valzer prima dell'epilogo. Sono certa avranno apprezzato.

 

Credits immagine: Elena Torrini

“Libri e bozzetti da Elmwood Springs”: Libri, una storia d'amore

Un libro è crescita. Un libro è formazione.

“Libri e bozzetti da Elmwood Springs”: Cristoforo e Colombo

Un libro è viaggio. Un libro è scoperta.

Siamo agli albori del primo conflitto mondiale in questo bel romanzo di Elizabeth Von Armin intitolato "Cristoforo e Colombo", dove le gemelle Anna Rose e Anna Felicitas Von Twinkler sono due ragazze tedesche orfane di entrambi i genitori che vengono affidate alle cure dell'inglese zio Arthur e consorte. Eh no, soluzione a dir poco inaccettabile per l'insofferente zio: le giovani sono tedesche, praticamente il nemico, e non può in alcun modo tenersele in casa.

Nemmeno il tempo di abituarsi al nuovo tetto famigliare, che le due sorelle vengono imbarcate: sì, mandarle in America è l'unica scelta auspicabile, se ne occuperanno altri amici di famiglia.

Durante la traversata oceanica Anna Rose (soprannominata Cristoforo) e Anna Felicitas (Colombo) conosceranno il gentile Mr. Twist, un ingegnere che ha fatto fortuna nella terra delle opportunità inventando la teiera con beccuccio salvagoccia, "più famosa e usata della Bibbia, nelle case degli americani" come verremo presto edotti dall'autrice stessa.

Nello slancio di fare del bene, Mr Twist ha tuttavia mal considerato le conseguenze del familiarizzare troppo con le gemelle: naif, un po' saccenti, quasi totalmente sprovviste di tatto, le Von Twinkler si ritroveranno, una volta sbarcate, ad affrontare avventure e disastri sotto l'ala protettiva dell'ingegnere che le considera alla stregua di sante reliquie. Prima cosa da fare, certo eliminare il "Von" dal cognome delle due sorelle: per un paese come l'America che si appresta ad andare in guerra, certo non è l'ideale presentare le due avvenenti giovani come tedesche ..

Elizabeth Von Armin è un' autrice che adoro: nata in Australia nel 1866 ha viaggiato praticamente ovunque e i suoi scritti sovente ne traggono vantaggio – Inghilterra, Francia, Svizzera, Stati Uniti per citarne alcuni– qui si avvale della consueta arguzia per delineare i contorni di una situazione molto originale.

Siamo quasi in piena Prima Guerra Mondiale e i tedeschi da apprezzati vicini sono diventati emblema della prepotenza bellica. Dalla felice condizione di figlie amate e venerate, le (Von) Twinkler si ritrovano mal volute e sballottate come pacchi posta indesiderati da un capo all'altro del globo, senza forse avere neanche il carattere per comprendere tutte le sfaccettature del delicato periodo storico in cui versano (l'autrice le ha delineate a mio parere un po' sulla falsa riga di Pollyanna e Anna Shirley: io le definirei "dolcemente sconnesse dal mondo").

Tralasciando la prima parte un po' corposa e prolissa, a volte è il tratto archetipo della Von Armin, dalla seconda metà il romanzo prende forza e prosegue sorretto da quella magistrale abilità dell'autrice di descrivere qualsiasi tipo di situazione con sagacia e ironia, certo aiutata dall'incredibile propensione alla scrittura (la Von Armin scrive benissimo, è innegabile), terminando infine con un piacevole happy ending.

Argute e piacevoli, le letture della Von Armin sono come bignè da gustare uno dietro l'altro, accompagnati da un po' di thè, e con il dovuto spazio da lasciare tra l'una e l'altra, per non incappare in quell' indigestione che ne precluderebbe il piacere.

 

Credits immagine: Elena Torrini

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