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Libri e Fumetti

“Libri e bozzetti da Elmwood Springs”: Gli innamorati di Sylvia

Un libro è immensità. Un libro è passione.

Pressoché inutile partire con tanti giri di parole, "Gli innamorati di Sylvia" è uno dei lavori più riusciti di Elizabeth Gaskell, autrice da me molto amata e di cui abbiamo più di una volta discusso qui in rubrica.

Si dice che l'origine di questo romanzo provenga da una vacanza che l'autrice fece nella nebbiosa Whitby, sulle coste inglesi dello Yorkshire. E' proprio in questa terra battuta dai flutti impetuosi del mare che fece le sue ricerche sulla caccia alle balene e sull'arruolamento forzato dei marinai nelle flotte britanniche per la guerra contro la Francia.

E' così che nasce la storia di Sylvia e dei suoi due innamorati, Charley Kinraid, virile e fascinoso ramponiere e Philip Hepburn, commesso serio e fedele.

Attraverso gli anni ed i luoghi, si sviluppa una storia triste, differente dalle altre dell'autrice, e sempre scandita da quel mare profondo e infinito che parla di eternità. Un triangolo amoroso in cui Kinraid e Hepburn si contendono il cuore di Sylvia, che quasi passivamente oscilla nella sua indecisione tra due mondi così diversi.

E se è vero che Sylvia non ha mai fatto, fino alla 569ima pagina, breccia nel mio cuore per simpatia, ciò non toglie mai – neanche in un paragrafo- l'immensità di una storia sulla complessità e l'imprevedibilità degli esseri umani, e delle dinamiche storico-sociali e etnico-religiose che accompagnano quest'opera di maturità.

In un tempo in cui tutto poteva accadere (siamo tra il 1793 ed il 1800), dove guerre napoleoniche imperversavano sconvolgendo i già fragili equilibri famigliari, quest'opera della Gaskell denuncia apertamente il reclutamento forzato dei giovani marinai per combattere al fronte.

Ricordiamo infine, consuetudine per quel tempo, che "Gli innamorati di Sylvia" apparve in tre volumi nel 1863 dalla Smith Elder & Co. di Londra e che addirittura suggerì un titolo più maschile "The Specksioneer" (il ramponiere) che però sarebbe stato poco completo al contesto.

Ed ecco che nell'epilogo di "the saddest story I ever wrote", come la Gaskell stessa definì il suo romanzo, che a noi rimane impressa l'immagine della sventurata Sylvia, che guarda il mare e soppesa il suo dolore, negli eventi che in divenire hanno cambiato lei e le persone a lei circostanti.

 

Credits immagine: Elena Torrini

“Libri e bozzetti da Elmwood Springs”: La straniera (Outlander)

Un libro è passato. Un libro è .. ignoto.

Non se ne faccia mistero, la serie tv Outlander di Ronald Moore per la rete Starz è un vero e proprio successo, vuoi per le affascinanti ambientazioni in una tumultuosa Scozia dei clan, o per la recitazione a mio parere molto buona dei figuranti, vuoi per l'idea di base che è rappresentata dalla serie di libri pluri apprezzata dell'autrice americana Diana Gabaldon.

L'incipit in breve: Siamo nel 1945 Claire Randall è un'infermiera militare che si riunisce al marito alla fine della guerra alla volta di un viaggio nelle Highlands scozzesi. Durante una passeggiata, la giovane donna attraversa uno dei cerchi di pietre antiche di Craigh Na Dun e all'improvviso si trova proiettata indietro nel tempo, Sassenach (straniera) nella Scozia del 1743 dilaniata dalla guerra e dai conflitti tra i clan.

"La gente scompare di continuo .. Molti di loro vengono ritrovati, alla fine, vivi o morti. Alle scomparse, dopotutto, una spiegazione c'è. Di solito."

Coinvolta in pericoli ben lontani dalla sua portata, Claire avrà modo di avvicinarsi al fiero e coraggioso Jamie Fraser – in una simpatia che per forza di cose convergerà in un matrimonio tra i due, alienando la nostra protagonista in un limbo tra due mondi (nonché due matrimoni).

Partiamo dagli aspetti positivi. La storia della Scozia, dal 1700 in poi, è realmente affascinante e tanto avvincente da poterci costruire su un buon romanzo: dall'unione del Parlamento scozzese ed inglese nel 1707 e delle successive rivolte a testimonianza di una volontà di ri-separazione, sfociando alla celebre e assai bloody rivoluzione di Culloden (che vedrà i giacobiti sconfitti) nel 1745-1746.

E' proprio su quest'ultima che il lettore dovrà focalizzarsi, essendo la ns Claire arrivata nel 1743 e perfettamente consapevole degli sviluppi di quel futuro che oramai, inevitabilmente, è diventato anche il suo. Le Highlands, di lingua e cultura gaeliche, pagheranno a caro prezzo il loro sostegno alla causa giacobita dopo la repressione di Culloden: quindi, come agire?

Altrettanto sentiti, a mio parere, gli aspetti negativi: in primis, non imputabile all'autrice, la decisione tutta italiana di suddividere in due libri quasi ogni singolo romanzo, strategia di mercato assai scomoda che vede il lettore obbligato a comprare dozzine di libri, siano essi cartacei o ebook.

Secondariamente, i parametri romantici che occupano le pagine della saga li ho trovati un po' falsati e fastidiosi; sentimentalismi sciorinati come zucchero danno origine a dialoghi eccessivamente "rosa" a mio parere, soprattutto per quanto riguarda la figura di Jamie Fraser (Aye! Sei un mezzo highlander, un laird, un condottiero che usa la forza e il verbo forte, lo struggimento che si riversa in alcuni paragrafi è piuttosto inverosimile!).

Nonostante le piccolezze stilistiche, la saga di Outlander (o Saga di Claire Randall) miete consensi ed è stata pubblicata in 26 paesi e tradotta in 23 lingue, per un totale di nove milioni di copie stampate.

Numeri che farebbero girare la testa persino a un laird.

 

Credits immagine: Elena Torrini

“Libri e bozzetti da Elmwood Springs”: L’eredità

Un libro è rassegnazione. Un libro è nuova vita.

La storia di questo romanzo è piuttosto fortuita. Non molti anni fa all'università di Harvard, tra le pareti della Houghton Library, due ricercatori scoprono un manoscritto inedito di Louisa May Alcott, colei che è divenuta celebre quasi essenzialmente per il romanzo "Piccole Donne".

Il magico scrigno venuto dal passato, nella forma di un consumato taccuino rosso recita: "Il mio primo romanzo, scritto a diciassette anni. Manoscritto autografato, 1849."

Ed ecco quindi "L'eredità" (The Inheritance): Una storia sì acerba, ma proprio per questo affascinante, con protagonista Edith Adelon, una povera orfana accolta e cresciuta dalla nobile famiglia inglese degli Hamilton, presso i quali diviene istitutrice e poi dama di compagnia della giovane Lady Amy, finché una lunga lettera dal passato le svelerà il mistero legato alla sua nascita.

Già dal risvolto parzialmente presentato nel plot si comprende come il romanzo sia composto su chiara ispirazione delle novelle gotiche in voga quel tempo, molto amate dalla Louisa May adolescente. Un mistero e, come si evince dal titolo, un'eredità – che farà da molla narrativa allo svilupparsi degli eventi.

Essendo questo il primo romanzo in assoluto dell'autrice, è palese che ancora non esistesse traccia del più conosciuto "Piccole donne", ma un'associazione con la sua futura Jo è praticamente inevitabile: Edith è anticonformista, spirito libero, sensibile, colta e amante della natura – quel che le manca è solamente quella forza di carattere che apparirà qualche anno più tardi nel tratteggiare il personaggio appunto di Jo March.

Poco più di cento pagine per un volumetto assimilabile in qualche ora, sul quale ho letto i più disparati commenti di critica, ma che per me ha rappresentato una buona lettura e opera di giovinezza piena di luce e spunti, per coloro che tutt'ora sono alla ricerca del loro posto nel mondo, superata quella fase adolescenziale in cui si crede di essere immortali.

Perché, come disse qualcuno, quando la giovinezza finisce rimaniamo soli con i nostri sogni, simili a conchiglie sparpagliate in un mare prosciugato.

 

Credits immagine: Elena Torrini

“Libri e bozzetti da Elmwood Springs”: Miss Charity

Un libro è crescita. Un libro è fantasia.

Ho ricevuto parecchie incitazioni a leggere il libro di cui parliamo oggi, vincitore del Premio Andersen nella categoria Migliore collana di Narrativa 2012: parliamo di "Miss Charity" di Marie Aude Murail, romanzo che nelle più comuni librerie si trova purtroppo collocato, non proprio correttamente, nei reparti meno considerati: o in quello dei bambini/ragazzi o nella sezione letture rosa (sì, proprio lì, tra un "Tre metri sopra il cielo" e la trecentesima riedizione di "50 sfumature di qualcosa").

Miss Charity (Charity Tiddler) è una bambina curiosa che purtroppo per sua sfortuna nasce e cresce nella buona società inglese dell'800, lontana dai contatti umani e senza compagnia, dato che i genitori per primi sono assai distaccati e senz'altro poco interessati ad un po' di sana conversazione.

In omaggio alla più famosa illustratrice inglese per l'infanzia, parliamo di Beatrix Potter, l'autrice modella la vita di Miss Charity improntando proprio quello stile, e quella sana e vivace curiosità per la natura che tanto caratterizzarono la Potter. La piccola Miss Charity infatti si rifugia al terzo piano del suo palazzo allevando topolini nella nursery, vestendo un coniglietto, disegnando corvi, studiando funghi al microscopio, esternando quindi la sua necessità di contatto umano e riversandola dolcemente sui nuovi amici.

Basta questo e poco altro per comprendere quanto Charity sia diversa dalle altre bambine, e poi ragazze, della sua età, così interessate alla mondanità e all'aspetto, che Charity invece rifugge per dedicarsi in totale pace e armonia ai suoi animali, sovvertendo tutte le regoli borghesi della buona società vittoriana.

Intrappolata in una rigidità che non le appartiene, Miss Charity gestisce la campagna inglese come il suo parco giochi, disegna, scrive storie, legge molto e per questo viene isolata da tutti: come molte autrici realmente esistite, dalle sorelle Bronte a Jane Austen per citarne alcune, capiamo benissimo quanto fosse difficile in quegli anni destinare la propria vita di donna all'arte, finora libera concessione solo per gli uomini.

In più, lo stile è assolutamente particolare. Più che in prosa, il libro di Marie-Aude Murail si sviluppa come una pièce teatrale, o una commedia, poiché è la stessa Miss Charity ad essere appassionata di teatro, vivendo alla giornata di citazioni dei suoi preferiti: Oscar Wilde, William Shakespeare, George Bernard Shaw.

Seguiamo il viaggio ispiratore di Charity ai confini della creatività, dipingiamo piacevolmente nel nostro immaginario la sua vita, la sua iniziale solitudine e scopriamo quale potere infinto può regalarci l'immaginazione.

 

Credits immagine: Elena Torrini

“Libri e bozzetti da Elmwood Springs”: Senza nome

Un libro è mistero. Un libro è riscatto.

“Libri e bozzetti da Elmwood Springs”: Giovani talenti letterari

Un libro è storia. Un libro è genio.

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