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Salute e Benessere

Cancro: scoperta la proteina responsabile della crescita tumorale

Uno studio condotto da Emanuele Giurisato, del dipartimento di Medicina molecolare e dello sviluppo dell'Università di Siena, con Cathy Tournier, dell'università di Manchester e William Vermi, dell'Università di Brescia, ha individuato la proteina che permette ai tumori di crescere.

Nel nostro organismo ci sono delle cellule, chiamate macrofagi (facenti parte del sistema immunitario), da tempo note per essere delle alleate tumorali.

La ricerca ha messo in evidenza il ruolo della proteina ERK3 nella riprogrammazione dei macrofagi che, in questa loro nuova forma, aiutano i tumori a crescere.

Giurisato ha dichiarato: "Siamo riusciti a dimostrare come nei topi la crescita di carcinoma si sia ridotta in assenza della proteina ERK-5, mentre contemporaneamente si sia creata una situazione infiammatoria anti-tumorale. Questi risultati accrescono la possibilità che andare a colpire i macrofagi pre-tumorali attraverso una terapia che sopprima la proteina ERK-5 costituisca una nuova strategia per future cure anticancro".

La scoperta è pubblicata sulla rivista dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas).

Alzheimer, scoperta la struttura della proteina Tau

Uno studio condotto dal Laboratorio di Biologia Molecolare del Reasearch Council di Cambridge, in collaborazione con l'Indian University, ha rivelato la struttura della proteina Tau, una proteina che nel morbo di Alzheimer si presenta modificata. Non è infatti presente in forma normale: i filamenti che la compongono si presentano sotto forma di grovigli.

Bernardo Ghetti, fondatore dell'Indiana Alzheimer Disease Center e coautore dello studio, ha dichiarato: "Sapendo qual è la sequenza di Tau implicata nella struttura di questi filamenti patologici i farmacologi molecolari potranno sviluppare nuovi farmaci in grado di prevenire la formazione dei filamenti e il loro accumulo in grovigli".

Continua diciendo che "Con lo stesso sistema di osservazione che è stato utilizzato in questo studio, si può studiare il coinvolgimento della proteina Tau anche nelle altre malattie. Il prossimo passo è la demenza frontotemporale, che colpisce persone più giovani rispetto al tipico malato di Alzheimer. Nel 45% delle forme di demenza frontotemporale, la malattia è causata da proteina Tau alterata, che si aggrega formando filamenti diversi da quelli dei grovigli di Alzheimer. Il potenziale della nuova tecnica, usata per il lavoro pubblicato su Nature, è di darci delle immagini precise di tutte le forme di Tau patologica esistenti. Inclusa la Tau abnorme che può colpire i pugili e i giocatori di football americano".

Alzheimer, scoperta l'origine della malattia

Un gruppo italiano della fondazione IRCCS Santa Lucia, del Cnr di Roma e dell'Università Campus Bio-Medico, ha fatto luce sull'origine dell'Alzheimer.

La patologia sembrerebbe essere causata dalla morte di quella parte del cervello responsabile della produzione della dopamina, neurotrasmetittore necessario per la comunicazione tra alcuni neuroni.

Marcello D'Amelio, coordinatore dello studio, ha spiegato che hanno effettuato "un'accurata analisi morfologica del cervello e abbiamo scoperto che quando vengono a mancare i neuroni dell'area tegmentale ventrale, che sono quelli che producono la dopamina, il mancato apporto di questo neurotrasmettitore provoca il malfunzionamento dell'ippocampo, anche se le cellule di quest'ultimo restano intatte. L'area tegmentale ventrale non era stata approfondita perché si tratta di una parte profonda del sistema nervoso centrale, particolarmente difficile da indagare a livello neuro-radiologico"

I ricercatori hanno scoperto che con la mancanza della dopamina nell'ippocampo si ha una perdita di memoria. Ricerca che avuto conferma somministrando, alle cellule nervose di modelli animali, due diversi composti: L-Dopa, precursore della dopamina e un inibitore del neurotrasmettitore. In tutti e due i casi si è avuto un completo recupero della memoria.

D'Amelio conclude dicendo che "adesso servono tecniche neuro-radiologiche più efficaci per scoprire i meccanismi di funzionamento e degenerazione dell'area tegmentale ventrale. E poiché anche il Parkinson è causato dalla morte dei neuroni che producono dopamina, si possono immaginare strategie terapeutiche comuni, per evitare in modo selettivo la morte di questi neuroni".

Lo studio è pubblicato su Nature Communications.

Tumori: scoperto meccanismo di protezione nel tumore mammario

Uno studio condotto dalla Professoressa Paola Defilippi del Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze della Salute dell'Università di Torino, in collaborazione con la Città della Salute di Torino, ha scoperto come una proteina coinvolta nella protezione dal tumore mammario riesca ad effettuare ciò.

Spiega la Professoressa: "Il nostro studio va avanti da oltre dieci anni e i risultati finali hanno evidenziato come questa proteina intracellulare svolga un ruolo essenziale in termini di sopravvivenza nelle pazienti colpite dal tumore e diminuisca il rischio di formare metastasi".

La proteina (p140 Cap) è espressa in circa il 50% delle pazienti con il tumore. "Alcune pazienti- continua la professoressa- sviluppano resistenza ai farmaci e stiamo cercando di capire il ruolo della p140Cap in questo ambito. L'obiettivo è trovare dei sostituti di questa proteina, soprattutto nei soggetti dove non è presente, in modo da garantire lo stesso effetto protettivo".

Lo studio è stato pubblicato su Nature Communication.

Fumo di sigaretta: ecco come il tabacco causa il cancro

Uno studio pubblicato su Science ha dimostrato come il fumo di sigaretta causi il cancro.

Sono state identificate, nel tabacco, almeno 70 sostanze mutagene che, cioè, rimescolano le lettere con cui è scritta una sequenza di DNA.

Ludmil Alexandrov, del Los Almos National Laboratory e coordinatore della ricerca, ha spiegato che "Fumare un pacchetto al giorno per un anno provoca in ogni singola cellula dei polmoni circa 150 mutazioni genetiche. E le alterazioni del DNA, come è noto, sono spesso l'anticamera dell'"impazzimento" delle cellule".

Come spiegato ancora da Alexandrov, fumando un pacchetto al giorno, le mutazioni a carico di ogni cellula dei polmoni sono 150, ma ce ne sono anche 97 a carico della laringe, 39 per la faringe e 23 per la bocca.

Bisogna anche ricordarsi che nei soggetti fumatori, il meccanismo di invecchiamento cellulare è molto più rapido.

Questo studio potrebbe aiutare a comprendere meglio come si sviluppano i tumori e quindi come potenzialmente essere prevenuti.

Tumori, l'inattivazione di una proteina può bloccare la formazione di metastasi

Uno studio, condotto dal gruppo di ricercatori dei Laboratori di Scienze Mediche dell'Istituto Superiore di Sant'Anna di Pisa, ha dimostrato come una proteina, se eliminata, porta all'inattivazione delle cellule tumorali.

La proteina in questione è Mical2 che aiuta le cellule tumorali ad andare a colonizzare i tessuti sani (metastasi).

In particolare è stato osservato che Mical2 è presente negli stadi più aggressivi del tumore gastrico e renale,mentre è assente nei corrispettivi tessuti sani.
Eliminando la proteina, le cellule tumorali acquistano una forma normale, presentando una minore capacità di proliferare ma, soprattutto, non invadono i tessuti sani.

La coordinatrice dello studio, Debora Angeloni, spiega che: "Caratterizzando meglio il meccanismo di azione della proteina Mical2 e il fatto che venga 'accesa' nelle cellule tumorali, punteremo a progettare farmaci che possano bloccare la diffusione delle cellule tumorali.
Le metastasi, uno dei tratti distintivi della malattia tumorale, sono perlopiù tipiche delle fasi avanzate del tumore e sono responsabili della maggior parte delle morti per cancro. L'ostacolo principale alla loro eliminazione è la resistenza ai farmaci chemioterapici o ai trattamenti radioterapici. Spesso, infatti, le cellule metastatiche presentano nuove mutazioni genetiche rispetto al tumore di origine, che ne complicano il trattamento. Tuttavia, una migliore comprensione dei meccanismi biologici che stanno alla base dello sviluppo metastatico, consentirà di sviluppare trattamenti sempre più specifici ed efficaci".

Lo studio è pubblicato su Oncontarget ed è stato finanziato dall'Istituto toscano tumori.

 

Credits foto: Laboratorio Angeloni (Febbraio 2016)

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